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Ericsson: disconnessione in smartworking? Un diritto da oltre un anno

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Roma, 25 mag. (Labitalia) – Per far fronte all’emergenza Covid 19, moltissime aziende hanno implementato lo smartworking, introducendo una tematica quanto più rilevante: la conciliazione del tempo dedicato al lavoro e quello personale. Lavorare nello stesso ambiente in cui si vive, infatti, può creare delle difficoltà a mantenere l’equilibrio lavoro-vita privata, per questo motivo, fin dall’introduzione dello smartworking, più di un anno fa, Ericsson ha incluso il diritto alla disconnessione per garantire ai propri collaboratori il giusto equilibrio tra vita lavorativa e personale, anche in caso di lavoro da casa.

“Il diritto alla disconnessione – dice, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia Laura Nocerino, head of people, Ericsson in Italia – può essere visto da due punti di vista: uno meramente legale, si riferisce alla fase temporale al di fuori del normale orario di lavoro durante la quale l’azienda non può richiedere al dipendente alcuna prestazione lavorativa, salvo casi davvero eccezionali; e l’altro di carattere personale, cioè il diritto del lavoratore a bilanciare i propri interessi familiari e personali con la vita professionale. A volte, per soddisfare questa esigenza, il lavoratore può anche autoimporsi la completa disconnessione da tutti gli strumenti aziendali”.

“Fin dall’inizio dell’emergenza epidemiologica – sottolinea – la nostra azienda ha avuto come priorità assoluta la salute di tutto il personale, dei clienti e dei fornitori. E’ stato istituito un comitato di crisi che quotidianamente ha affrontato le nuove necessità e preso decisioni in merito. Siamo partiti in primis con lo smart-working massivo per le regioni del Nord Italia, per poi giungere a tutto il territorio nazionale”. “Dal 5 marzo fino a tutt’oggi – continua Laura Nocerino – circa 2800 persone lavorano da remoto. Unica eccezione sono i tecnici in campo, impegnati nella manutenzione e ottimizzazione delle reti di telecomunicazione dei principali operatori di telefonia mobile. Inoltre, abbiamo disposto da subito la sospensione di tutti gli eventi e incontri di persona, nonché di tutte le trasferte nazionali ed internazionali”.

“Stiamo lavorando da alcune settimane – ricorda – al piano di rientro in tutte le nostre sedi e centri di ricerca sul territorio nazionale, nel rispetto del protocollo di sicurezza aziendale e di tutte le norme di contenimento del rischio di contagio da Covid-19”. “Consapevoli del fatto – osserva – che la Fase 2 potrà durare più dell’atteso, stiamo mettendo a punto uno strumento per facilitare la pianificazione della presenza in ufficio in base alla disponibilità degli spazi e alle esigenze di business. Non appena pronti condivideremo tale strumento con i comitati paritetici e con il nostro personale; ad ogni modo il piano di rientro, sicuramente, sarà lento e graduale”.

“In un panorama dove sempre più – spiega – si ricorre a modalità di lavoro alternative e complementari a quelle tradizionali in ufficio, come lo smart working o il remote working, il diritto alla disconnessione e la sua regolamentazione acquisisce una rilevanza sempre maggiore”.

“In un’azienda come la nostra – fa notare Laura Nocerino – dove la valutazione della prestazione si basa sul raggiungimento degli obiettivi sulla base di standard qualitativi e non quantitativi, il riconoscimento del diritto alla disconnessione è visto come un punto di attenzione dell’azienda e una tutela del lavoratore”. “La conseguenza naturale – chiarisce Laura Nocerino – è che migliora sicuramente il livello di engagement e di motivazione delle persone e questo si riflette positivamente su tutta l’organizzazione”.

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