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Al via progetto #Ricuciamo, 320 detenuti produrranno mascherine

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Roma, 26 mag. (Labitalia) – Da oggi negli istituti penitenziari saranno prodotte le mascherine chirurgiche per combattere il Coronavirus. Parte #Ricuciamo, il progetto di inclusione lavorativa del ministero della Giustizia e del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri. Nell’iniziativa sono coinvolti 320 detenuti nei 3 istituti penitenziari di Bollate, Rebibbia e Salerno. Le prime 2 macchine industriali delle 8 – grazie alle quali i detenuti potranno produrre dispositivi di protezione individuale – sono arrivate presso la II Casa di Reclusione di Milano-Carcere di Bollate. Nella fase di avvio saranno prodotte 400.000 mascherine chirurgiche al giorno che a pieno regime potranno arrivare a 800.000.

I dispositivi prodotti nelle case circondariali saranno innanzitutto destinati ai detenuti e al personale carcerario, l’eccedenza verrà utilizzata dal commissario straordinario per la distribuzione sul territorio nazionale. Una risposta concreta al fabbisogno di dispositivi di protezione individuale di chi quotidianamente vive negli istituti penitenziari, con un’importante ricaduta sociale in termini di formazione e impiego dei detenuti, che diventano protagonisti di un progetto di inclusione lavorativa. “Oggi dipendiamo soltanto per il 50% dall’importazione dei dispositivi e il programma di governo prevede che a settembre non dipenderemo per nulla dalle importazioni”, sottolinea il commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, durante la firma del protocollo.

“Abbiamo 8 macchine in 4 carceri, nella produzione saranno impiegati circa 320 detenuti. I macchinari puntano a una produzione ingente. Proprio adesso il capo del Dap, Bernardo Petralia, è a Milano Bollate dove stanno cominciando a usare concretamente uno di questi macchinari. E’ un progetto ambizioso, ho sempre considerato il lavoro dei detenuti una priorità, la strada maestra per il percorso rieducazione, e non solo a favore detenuto ma di cui beneficia tutta la collettività. Il detenuto rieducato quando poi è reinserito nella collettività con minore probabilità torna a delinquere. A maggior ragione abbiamo sentito l’esigenza di investire su questo in un momento in cui società vive problema enorme, l’emergenza coronavirus. Nel confronto costante con Arcuri ho raccolto proposta che ha portato a una sinergia virtuosa che permette ai detenuti di lavorare per produrre mascherine che servono per chi vive e opera nelle carceri ma miriamo a anche a un’eccedenza da dare alla protezione civile quindi a tutta la collettività. Si tratta non solo di fare lavorare i detenuti ma sono i detenuti che, in momento di emergenza, fanno qualcosa di utile per la società”, osserva il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

“Abbiamo sin dall’inizio – dichiara Ernesto Somma, responsabile riconversione industriale e incentivi della Struttura commissariale – fortemente creduto nella rilevanza simbolica e concreta di questo progetto, e abbiamo fortemente lavorato con tutti i partner per la sua realizzazione. Si tratta di trasformare l’emergenza in opportunità di recupero, di formazione e di riscatto. Nei tre Istituti penitenziari interessati realizzeremo vere e proprie unità produttive organizzate e gestite secondo i migliori standard di efficienza dell’industria”. Per Stefano Cazzaniga, partner e director di Boston Consulting Group, “la sfida che tutti ci siamo trovati ad affrontare ha richiesto la virtuosa integrazione delle migliori capacità di pubblico e privato: un’unione che ha visto amalgamarsi competenze provenienti da diversi settori industriali, abilità di progettazione e pianificazione con la visione e l’orientamento all’azione necessarie per dare concretezza all’iniziativa”.

“Anche in questo progetto – afferma Pietro Gorlier, Coo della Regione Emea di Fca – abbiamo messo a disposizione le nostre eccellenze italiane sul fronte industriale. Fin dalle prime battute della pandemia, infatti, Fca e Comau si sono fortemente impegnate con molteplici iniziative su più fronti a sostegno del commissario straordinario e di altre organizzazioni italiane e internazionali. Siamo orgogliosi essere partecipi di questo progetto che ha una grande valenza sociale”. Fabrizio Sammarco, amministratore delegato della società ItaliaCamp, dice che “è un onore per noi – dice – essere promotori di #Ricuciamo, progetto che si inserisce nel nostro impegno sull’economia carceraria e mette al centro la dignità della persona e delle sue relazioni sociali, generando nuovo valore per tutti coloro che la crisi sta isolando”.

Riccardo Barberis, amministratore delegato di ManpowerGroup Italia, aggiunge: “Siamo orgogliosi di sostenere il progetto #Ricuciamo. Per questo progetto coniughiamo la nostra esperienza con i profili specializzati, in questo caso nel settore tessile, la nostra capacità e gli strumenti per individuare le soft skills delle figure di coordinamento del programma, con il supporto della Fondazione Human Age. Siamo di fronte a un modello virtuoso in cui la formazione e la guida in un nuovo lavoro rivestono un ruolo cruciale nella funzione educativa della pena”.

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