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Un giovane su tre ipofertile, in UniCamillus programma prevenzione infertilità

(Adnkronos) – La fertilità maschile dei giovani italiani è in notevole diminuzione. Negli ultimi anni, negli uomini tra i 18 e i 20 anni il numero degli spermatozoi si è ridotto del 25%. Su mille ragazzi, il 33,4% è già ipofertile e l'11,7% è a rischio infertilità. Il fenomeno si osserva soprattutto in giovani che vivono in aree metropolitane. Questi dati poco confortanti, secondo gli esperti, contribuiscono in maniera significativa all'attuale calo demografico italiano: in Italia circa il 15% delle coppie soffre di infertilità, contro il 10-12% della media globale. Per affrontare quella che viene ormai considerata una vera sfida di salute pubblica, l'università UniCamillus – in collaborazione con i centri di medicina della riproduzione Alma Res e Villa Mafalda – lancia il progetto Mip (Male infertility prevention), il primo screening sistematico sulla salute riproduttiva maschile rivolto alla propria popolazione studentesca. Il progetto è coordinato dai docenti UniCamillus Barbara Tavazzi, presidente del corso di laurea in Medicina e chirurgia, e Giacomo Lazzarino, docente di Biochimica, che guidano un team multidisciplinare di ricercatori e specialisti impegnati nello studio della fertilità maschile. L'Oms – ricorda l'ateneo in una nota – definisce l'infertilità come assenza di concepimento in una coppia dopo almeno 12 mesi di rapporti sessuali non protetti. Sebbene a livello sociale ci si concentri molto sull'infertilità femminile, si tratta di un problema che colpisce anche gli uomini. L'infertilità maschile è una condizione che può dipendere da insufficiente produzione di spermatozoi, anomalie morfo-funzionali degli stessi e/o un'alterata qualità biochimica del liquido seminale. Un altro luogo comune è che l'infertilità riguardi solo gli uomini adulti. "I dati mostrano invece che in molti ragazzi sono già presenti alterazioni significative del liquido seminale, spesso legate a stili di vita scorretti. Intercettarle presto significa impedire che diventino irreversibili", spiega Tavazzi. Le cause più comuni: fumo, alcol, diete squilibrate, scarsa attività fisica, abuso di farmaci, anabolizzanti, droghe, ma anche stress, inquinamento e malattie non diagnosticate. "La letteratura scientifica – afferma Lazzarino – conferma che intervenire su questi fattori può migliorare sensibilmente la fertilità maschile, recuperandola quando il danno non è strutturale". Il progetto, attivo per tutto l'anno accademico 2025/2026, offrirà agli studenti di UniCamillus: analisi del liquido seminale con valutazione di volume, concentrazione, motilità, morfologia e vitalità degli spermatozoi, che saranno esaminati dai laboratori Alma Res e Villa Mafalda; analisi biochimiche avanzate (antiossidanti, biomarcatori di stress ossidativo, vitamine e composti energetici), condotte nei laboratori dell'ateneo; percorsi personalizzati in caso di segnali di ipofertilità: consulenze nutrizionali, visite specialistiche e, se necessario, approfondimenti clinici e terapie. Si tratta di un approccio multidimensionale, applicato finora solo nei centri di fertilità per coppie, che viene per la prima volta esteso ai giovani in un contesto universitario, si legge nella nota. L'Oms ritiene l'accesso alle cure per l'infertilità "un diritto umano" di coppie e individui che vogliono costruire una famiglia. "In un Paese che registra ogni anno nuovi minimi di natalità – sottolinea Tavazzi – ignorare il problema della fertilità maschile giovanile significa rinunciare alla prevenzione".  Il progetto Mip rappresenta quindi un'azione concreta di Terza missione, capace di tradurre in pratica l'impegno dell'ateneo verso la comunità. Da un lato porta alla luce un problema spesso ignorato, quello della fertilità maschile giovanile, contribuendo a colmare un vuoto informativo che riguarda migliaia di ragazzi. Allo stesso tempo offre ai giovani degli strumenti reali di tutela, mettendo a loro disposizione conoscenze, analisi e percorsi personalizzati per prendersi cura del proprio benessere riproduttivo. Attraverso iniziative di prevenzione e sensibilizzazione, il progetto contribuisce inoltre a diffondere una cultura sanitaria più consapevole, promuovendo sia la responsabilità individuale sia la consapevolezza sociale di un tema che ha ripercussioni sul futuro demografico del Paese. 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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