Ucraina: italiano a Kiev, ‘non sono Rambo, ma sono rientrato in città dopo 55 ore di viaggio’
Milano 28 feb. (Adnkronos) – “Non sono Rambo, eppure sono arrivato a Kiev: non era impossibile, bastava non avere paura. Io ho già visto la guerra nel Donbass 8 anni fa e non mi faccio prendere dal panico”. Lo racconta al telefono con l’Adnkronos Massimo Orlando, appena arrivato in Ucraina dalla sua famiglia dopo un viaggio di 55 ore.
Orlando, nato e cresciuto a Savona, è residente in Ucraina da 31 anni, cioè da quando il Paese è indipendente: “Sono il settimo italiano nella lista del consolato”, dice orgoglioso. Quando è iniziata l’invasione russa la scorsa settimana, però, Massimo non era a casa insieme a moglie e figlio, ma in Africa, dove la ditta per cui lavora ha trasferito la produzione.
“A me possono fare quello che vogliono, ma quando alle 5 di mattina senti tua moglie terrorizzata e tuo figlio di 12 anni che tremando e piangendo ti dice ‘papà ho tanta paura, vienimi a prendere’, allora salti su”, racconta, spiegando perché ha deciso di mettersi immediatamente in viaggio per andare a recuperare la famiglia.
È partito all’alba di sabato dall’Africa: dopo quattro voli e quasi un giorno in pullman dalla Polonia, nel primo pomeriggio di oggi è arrivato a casa, nel centro di Kiev.
Il viaggio di 650 chilometri dal confine polacco è stato migliore del previsto: “In un’ora abbiamo passato la frontiera, perché vigono le stesse regole che c’erano prima della scoppio della guerra e se hai il passaporto italiano entri tranquillamente. Anche la fila di macchine dalla parte opposta, che nei giorni scorsi mi dicevano essere chilometrica, ieri sera era di non più di 2-300 metri. Dal confine ogni 10-15 minuti abbiamo incontrato un posto di blocco, ma dopo aver controllato il passaporto, ti lasciavano andare. E anche Kiev oggi è tranquilla”, racconta Massimo, che aspetta l’esito dei negoziati prima di decidere cosa fare con la famiglia: “Se non si mettono d’accordo, chiudo la casa, spengo la caldaia, prendo mia moglie, i bagagli e partiamo, facendo la stessa strada che ho percorso all’andata”.
La moglie, Katerina, originaria di Kiev, è ancora molto spaventata per quello che ha visto: “Cinque giorni fa ci siamo svegliati alle 4.20 di mattina per le esplosioni così forti che quasi quasi rompevano i vetri della nostra casa. È stato spaventoso, hanno colpito punti militari, ma anche civili”.
“Anche mio figlio – ha aggiunto – è molto spaventato: ieri mi ha chiesto: ‘Mamma secondo te è possibile che Putin usi armi nucleari?’. Io spero di no, ma nessuno poteva neanche immaginare quello che è successo”.
Katerina, che inizialmente voleva scappare, ha trascorso gli ultimi giorni da sua madre in un paese di campagna nei sobborghi di Kiev e testimonia la grande resistenza civile: “Gli uomini e anche qualche donna fanno la ronda. Nel villaggio è arrivato un camion e tutti quelli che volevano hanno ricevuto un kalashnikov solo mostrando il passaporto. Noi siamo molto spaventati, specialmente le donne, ma siamo pronti a combattere”.

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