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Tumori, Favo e Medtronic a sostegno dei pazienti durante la pandemia

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Roma, 21 lug. (Adnkronos Salute) – Un servizio di segretariato sociale per supportare i pazienti oncologici e i loro familiari nel periodo della pandemia. È il progetto realizzato da Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) in collaborazione con Medtronic, azienda leader nell’Healthcare Technology dal mese di aprile 2021 sino alla fine di marzo 2022 per andare incontro alle esigenze dei malati oncologici e dei loro famigliari, particolarmente colpiti dall’emergenza Covid-19.

Un servizio – si legge in una nota – che ha assicurato un contatto diretto con le associazioni di volontariato oncologico presenti su tutto il territorio nazionale, grazie anche alla creazione di un numero verde, che ha permesso ai malati e ai loro familiari, residenti in ogni regione, di poter usufruire dei servizi messi a disposizione dalle associazioni di volontariato: dal sostegno psicologico alle informazioni su prevenzione e programmi di screening; dall’accompagnamento da e per i luoghi di cura per sottoporsi alle terapie all’accoglienza in case alloggio durante e dopo la fase acuta della malattia; dai servizi di riabilitazione all’assistenza sociale e previdenziale; dalle informazioni sui diritti e le tutele giuridiche a disposizione dei malati fino all’assistenza domiciliare e alla presa in carico dei malati terminali a domicilio e in hospice per le cure palliative e le terapie del dolore.

Sono state oltre 125 le richieste pervenute dall’11 aprile 2021 al 31 marzo 2022 – prosegue la nota – che hanno riguardato differenti ambiti. Dalle richieste in merito ai propri diritti (32%) alle informazioni sulle più vicine associazioni di volontariato (21%), dal supporto psicologico (21%), fino a richieste di assistenza domiciliare (19%) e a consigli su centri di eccellenza (16%), alloggi (12%), trattamenti (9%), fino a richieste di carattere pratico come le informazioni sulle parrucche (7%) e su altri dispositivi necessari o utili per il malato o il caregiver.

Un servizio efficiente, se dopo il primo contatto ben il 61,6% delle persone hanno chiamato per ulteriori richieste e, nel 26,4% dei casi, hanno richiamato per aggiornare la Segreteria sulla propria situazione. Un’iniziativa gradita sia dalle donne (61%) sia dagli uomini (39%), con una prevalenza di utenti residenti nel Centro Italia (45%) rispetto al Nord (21%) e al Sud (31%), e richiesto non solo dai pazienti (65) ma anche da caregiver (73), amici (18) e medici (11), a conferma del grande valore aggiunto che il volontariato apporta.

“Il volontariato oncologico costituisce in Italia l’unico network esistente in grado di sostenere i malati di cancro durante tutto l’arco della malattia, dall’accesso ai programmi di screening fino alla riabilitazione, integrando i servizi erogati dal Ssn – spiega Francesco De Lorenzo, presidente Favo -. Le associazioni sono quotidianamente vicine ai malati assicurando un’assistenza globale, che riguarda non solo gli aspetti relativi al processo clinico di diagnosi e cura, ma anche la diffusione di una cultura della prevenzione della malattia, nonché l’erogazione di tutte quelle forme di assistenza, anche dal punto di vista sociale, di cui il malato necessita e di cui ha avuto ancora più bisogno nel corso della fase pandemica. Un servizio che ci ha consentito di supportare i pazienti oncologici e i loro caregiver e di non lasciarli soli nel corso della pandemia, che ha imposto un’improvvisa riorganizzazione di strutture, servizi e personale sanitario”.

L’Aiom ha stimato un milione di esami in meno rispetto al 2019, 2.000 diagnosi in meno di tumore della mammella, 600 diagnosi in meno di tumore del colon, 4.000 adenomi in meno del colon-retto. Favo ha rilevato quindi l’urgente necessità di una presa in carico “informativa/assistenziale” complessiva del paziente oncologico in epoca Covid e Medtronic ha risposto attivamente a questa esigenza – conclude la nota – contribuendo ad attivare misure socio-sanitarie-assistenziali in grado di prevenire quanto più possibile il rischio di contagio, l’abbandono delle cure e l’isolamento sociale. Ciò è stato possibile grazie a un processo di engagement ed empowerment del paziente, attraverso informazioni personalizzate, validate dal punto di vista scientifico e veicolate con strumenti multimediali, fruibili e facilmente comprensibili da ogni cultura, età ed attitudine.