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**Scrittori: è morto Adam Zagajewski, poeta delle luci e ombre della condizione umana**

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Varsavia, 22 mar. – (Adnkronos) – Lo scrittore polacco Adam Zagajewski, famoso poeta che nei suoi versi ha colto le contraddizioni della condizione umana, indagando tra luci ed ombre, più volte candidato al Premio Nobel della letteratura, è morto all’età 75 anni a Cracovia domenica sera nella Giornata internazionale della poesia promossa dall’Unesco. Ha conosciuto un momento di celebrità presso il grande pubblico con la poesia “Prova a cantare il mondo mutilato”, pubblicata sul periodico statunitense “The New Yorker” dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle.

Zagajewski si è affermato come uno dei più importanti poeti della generazione polacca ’68 riunita nella “Nowa fala” (“Nuova onda”), che negli anni Settanta propugnò la scelta di un linguaggio diretto da contrapporre alla falsità della lingua ufficiale del regime comunista. Fin dalle prime raccolte poetiche, “Comunicato” (1972) e “Negozi di carne” (1975), ha espresso il programma della sua generazione: dire la verità sulle realtà che ci circondano e smascherare la falsità del’ufficialità dei canoni del realismo socialista. I suoi lavori furono vietati in Polonia nel 1975. Impegnato nell’opposizione clandestina con Solidarnosc, Zagajewski nel 1982 si trasferì in esilio a Parigi, dove ha vissuto fino al 2002, quando è tornato in Polonia e si è stabilito a Cracovia.

In Italia sono usciti presso Adelphi un volume di prose “Tradimento” (2007) e l’antologia poetica “Dalla vita degli oggetti. Poesie 1983-2005” (2012) e dalle Edizioni del Leone “La ragazzina di Vermeer” (2010). Dopo l’antologia “Prova a cantare il mondo storpiato” (Interlinea, 2019), Mondadori nella collana “Lo Specchio” ha pubblicato di recente “Guarire dal silenzio” (2020): è un’ampia raccolta riassuntiva, frutto della cura di Marco Bruno, che guida in un suggestivo cammino che muove dalle sillogi più recenti (“La vera vita”, 2019, e “Asimmetria”, 2014) per condurre a ritroso fino alle opere dei giovanili e già interessanti esordi (“Comunicato”, 1972), caratterizzati da un linguaggio fortemente iconoclasta destinato nel tempo a trasformarsi in incisiva levigatezza. I suoi componimenti rifiutano l’idea dell’impotenza, anche se tutto quello che possiamo cambiare, a suo dire, potrebbero essere solo i nostri metodi di percezione della realtà.

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