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**Scrittori: Curzio Malaparte, Biblioteca Nazionale Roma acquista carteggio inedito** (3)

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(Adnkronos) – In un’altra lettera del 23 giugno 1946 Malaparte consegna a Loula per il tramite di una comune amica “un pacchetto con dentro una volpe argentata e una volpe platinata. Non so come andranno a finire le mie cose. Debbo aspettarmi tutte le violenze e tutte le ingiustizie possibili, specie dopo gli ultimi cambiamenti. E penso sia meglio provvedere, prendere le necessarie precauzioni. Se mi capitasse una disgrazia, dovrei pensare all’avvocato per la mia difesa. E ci vuole un grande avvocato. Ma un grande avvocato, oggi, non accetta se non ha un grosso anticipo. Cento o centocinquanta mila lire. Puoi tentare di vendere le mie volpi? Il prezzo è alto ma di tutte e due mi accontenterei di 150.000 lire”.

Dopo la guerra il segno della ritrovata “normalità” è la voglia di ballare. Lunedì 9 agosto 1948 scrive Malaparte: “Cara Loula e caro Willy, Edda balla tutte le sere, in mezzo a una piccola corte di principi romani collaboratori, che ballano in camicia di seta nera, cinturone d’oro, e calzoni bianchi, come ai tempi passati. Il fascismo diventato snobismo. Chi lo avrebbe mai immaginato!” L’Edda menzionata è Edda Ciano, di casa a Capri.

La Capri che lo scrive descrive è uno scrigno di contraddizioni, tra ex fascisti, collaborazionisti, irriducibili, viveur italiani e stranieri. E la normalità ritrovata è anche un vecchio Albert Camus così descritto il 23 febbraio 1950: “Camus è sempre più vecchietto, ripete le cose ogni cinque minuti, ripete le stesse domande cento volte, e annoia tutti, perché non sa star zitto, e allora parla a vanvera, con quel cretino spirito mondano che a me dà sui nervi maledettamente. E’ una specie di Ivancich in calzoni. Non se ne vuole andare, e me lo terrò fino a Natale! Ma in fondo è un brav’uomo, e mi vuol bene. Ho capito che cos’è: è un pique-assiette. Sta qui perché così risparmia. E in fondo non ha che la pensione, per vivere”.

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