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Russia-Ucraina, quanto pesa l’economia nelle scelte di Putin? Il fattore tempo

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(Adnkronos) –
Vladimir Putin vuole realmente la pace in Ucraina? A quali condizioni e quando? Due domande che trovano, almeno parzialmente, una risposta nelle condizioni dell'economia di Mosca. Per due considerazioni sulle altre. La prima, come afferma Maria Snegovaya, senior fellow per la Russia e l'Eurasia del Center for Strategic and International Studies, in una recente intervista alla CNN, è che "la storia dimostra che la Russia è più propensa ad accettare un accordo di pace sfavorevole se sta attraversando una crisi economica, come accadde alla fine della Prima guerra mondiale e per la guerra sovietica in Afghanistan". La seconda è che, in questa fase, dopo quasi quattro anni di guerra su vasta scala, l'economia russa "assomiglia a un'auto bloccata in folle: il motore ruggisce, il carburante brucia velocemente, ma nulla va avanti", come scrive nella sua ultima newsletter Alexandra Prokopenko economista della Banca centrale russa fino all’inizio del 2022, oggi analista del think tank Carnegie Russia Eurasia Center. Sono due voci autorevoli che conoscono bene il tessuto produttivo e le caratteristiche dell'economia russa e che concordano su un'analisi di fondo: non ci sono ancora le condizioni per un passo indietro di Putin sulla base delle condizioni economiche ma la situazione sta evolvendo a Mosca e lo scenario potrebbe rapidamente cambiare.  Snegovaya è convinta che serva "una pressione molto più seria sull'economia (russa) ed esercitata più a lungo, molto più a lungo, perché si arrivi” al punto di rottura. Questo, anche se "la spinta economica iniziale causata dall'aumento delle spese militari sembra essere finita" e ora il Cremlino deve "scaricare il peso della guerra sulla società russa". Finora, ha spiegato a conclusione del suo ragionamento, "la propaganda e la repressione hanno consentito a Putin di andare avanti" nel suo disegno. Alexandra Prokopenko, usando l'immagine dell'auto in folle, va però oltre, evidenziando tre elementi chiave che descrivono l'andamento dell'economia russa: la crescita è in stallo, il PIL è rallentato allo 0,6% nel terzo trimestre del 2025 e potrebbe diventare negativo all’inizio del 2026; due terzi della scarsa crescita residua provengono dall'apparato statale e da quello bellico; gli investimenti privati stanno diminuendo. Non solo. La carenza di manodopera "è ormai cronica": tra perdite di guerra, emigrazione e calo della migrazione dall’Asia centrale, "la Russia sta esaurendo i lavoratori". L’invecchiamento e il collasso demografico "stanno aggravando la pressione fiscale sulle pensioni e sull’assistenza sanitaria". L'aumento delle tasse, con l'Iva che è appena salita dal 20 al 22%, può dare respiro alle casse pubbliche ma vanificherà la principale buona notizia per l'economia russa, il rallentamento dell'inflazione. Cosa suggerisce tutto questo? Che un peso determinante nelle scelte di Putin sulla sorte dell'Ucraina è esercitato dal fattore tempo. Le analisi degli economisti suggeriscono che il leader del Cremlino ne ha ancora a disposizione e che potrebbe decidere di usarlo per massimizzare ulteriormente i risultati della guerra in Ucraina. E questo anche perché fermare la guerra vorrebbe dire per Putin iniziare una complicata riconversione di un'economia ormai spinta quasi esclusivamente dalla produzione bellica. Nelle trattative in corso, però, sostanzialmente per la stessa ragione, potrebbero avere un peso le rassicurazioni economiche che Donald Trump può mettere sul tavolo come contropartita al raggiungimento di un accordo che fermi la guerra. (Di Fabio Insenga)  
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