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Rotondi (LabLaw): ‘Con confronto su green transizione può diventare opportunità’

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Roma, 12 mag. (Adnkronos) – “Partecipare alla prima edizione del Mobility Forum significa mettere a fuoco tutte le questioni che stanno sorgendo attorno al tema della ‘transizione green’. In questo contesto il confronto con i vari players e le istituzioni rappresenta un punto di partenza per cercare di far sì che questo cambiamento necessario sia una grande opportunità di crescita sociale, economica ed ecologica”. Lo ha detto Francesco Rotondi, Managing Partner LabLaw, in un’intervista rilasciata in occasione del primo Mobility Forum che si è tenuto a Roma, organizzato da Comunicazione Italia

“Cionondimeno – ha aggiunto – è anche il momento nel quale è possibile identificare alcune preoccupazioni che pervadono il settore; in modo particolare vi è una richiesta di grande chiarezza e semplicità normativa, la possibilità di “vedere” un piano di sviluppo sostenibile duraturo nel tempo, e che contenta agli investimenti, in termini economici, impiantistici, ma anche formativi, di dare i frutti sperati”. Mentre, ha continuato, “sotto un profilo più strettamente a me vicino, il diritto del lavoro, credo sia anche il momento per affrontare due temi irrisolti: il costo del lavoro e la complessa materia relativa alla contrattazione collettiva ed alla rappresentanza. Mi sembra di poter cogliere una preoccupazione evidente da parte delle imprese poiché sino ad oggi non vi è alcuna politica che risolva in modo netto questi temi e non tenga conto delle peculiarità relative ai territori; occorre tener presente che proprio tutto ciò che riguarderà la mobilità e la transizione acuiranno le “differenze” tra i vari territori e la capacità di questi ultimi di cogliere le opportunità ma, soprattutto, di superare tutte le difficoltà connesse al cambiamento”.

Quanto alle principali innovazioni presenti oggi nel campo della mobilità, per Rotondi più che di “innovazioni” si può parlare di “alcuni cambiamenti che riguardano soprattutto l’idea di ridurre, da una parte gli inutili assembramenti (ovvero, movimenti che possono essere sostituiti da moderne tecnologie di resa delle prestazioni), e dall’altra l’idea di far sì che le persone in movimento non rappresentino un danno maggiore dell’utilità che vorrebbero realizzare ‘muovendosi’. Traducendo questo principio, assai banale, molto probabilmente non siamo in presenza di un cambiamento epocale, ma solamente all’applicazione del raziocinio a tutto ciò che fino ad oggi davamo per scontato ed insostituibile”.

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