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Ricca di stranieri, povera di azzurri: la crisi della Nazionale passa (anche) per il paradosso Serie A

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(Adnkronos) – Dopo la terza disfatta Mondiale, il calcio italiano si lecca le ferite. E torna a ragionare su problemi atavici, cercando di qua e di là la soluzione ad anni di disfatte. Il dato rumoroso è che oggi, in Italia, il pallone ha rallentato. I calciatori prodotti dai vivai sono pochi e la Serie A è sempre più 'terra di stranieri'. Il massimo campionato italiano è – non a caso – la lega più internazionalizzata d'Europa, con il 67,5% di stranieri in campo. Numeri pesanti, da leggere anche con un focus sulle big, in passato serbatoio dei successi della Nazionale con tanti giocatori di talento.  Ormai da anni, la percentuale di azzurri nelle rose di Serie A si aggira intorno al 30%. Forse, troppo poco per una Nazionale quattro volte campione del Mondo.  In Serie A, l'esempio lampante di questo discorso è il Como. Una delle squadre-rivelazione del campionato in corso, che però annovera due italiani in rosa: il portiere Mauro Vigorito e il difensore Edoardo Goldaniga (che conta solo 14 minuti giocati fin qui). La fotografia di un problema strutturale: a metà del campionato in corso, prima del calciomercato invernale, c'erano in A 572 calciatori (383 stranieri). Il dato però va contestualizzato. La presenza di italiani, intorno al 30%, vede un minutaggio di circa il 35%. Nella Liga gli spagnoli rappresentano invece il 32,7% del totale, ma il minutaggio si alza in maniera notevole, arrivando a toccare il 57%. Di poco diverso il discorso in Bundesliga: i calciatori tedeschi rappresentano il 41,5% delle rose (minutaggio del 44%).  In questo senso, fa rumore oggi ripensare a una frase di Gabriele Gravina, che ieri ha rassegnato le dimissioni da presidente della Figc. In un'intervista di dicembre al Corriere dello Sport, aveva parlato in maniera critica del numero di azzurri in Serie A, in ottica Nazionale: "Ne abbiamo 97 selezionabili, il 25% del totale. Novantasette su 20 club di A". Gravina aveva parlato, di conseguenza, anche del numero degli stranieri in Italia: "Limitarli è impossibile. La Figc può solamente intervenire sugli extracomunitari, come ha già fatto, rispettando le quote assegnate dalla legge Bossi-Fini. È impossibile limitare il numero di stranieri comunitari, è contro le norme Ue che dalla sentenza Bosman in poi prevedono la libera circolazione dei calciatori. Puntare sugli italiani non può essere un obbligo, semmai deve diventare una vocazione naturale. Che si abbina agli investimenti sui settori giovanili e sulle infrastrutture".  Un altro elemento che ha acuito il problema è il 'Decreto Crescita', introdotto dal governo Conte nel 2019 e abolito nel 2023 dal Governo Meloni. Un provvedimento nato per favorire il 'rientro dei cervelli' in Italia e usato in maniera spesso impropria dal mondo del calcio. Semplificando, il Decreto ha garantito ai club un regime fiscale agevolato per i calciatori provenienti dall'estero, con possibilità di offrire ingaggi molto più competitivi (grazie all'esclusione dalla base imponibile di metà dello stipendio lordo). Un contesto che ha portato le società a preferire, di riflesso, investimenti su calciatori stranieri.  Ulteriore spetto da considerare è quello dei talenti italiani all'estero. Nel calcio contemporaneo è difficile far crescere i propri giovani nel massimo campionato nazionale e può capitare che tanti ragazzi scelgano di formarsi in altre leghe o di fare il salto in un campionato giudicato di livello superiore, come la Premier League (per l'Italia, vale per esempio nei casi di Sandro Tonali e Riccardo Calafiori). Mentre decenni fa succedeva il contrario e i migliori elementi di altre nazionali sceglievano l'Italia come punto di arrivo e naturale traguardo per l'apice della carriera. Come visto al Mondiale di Italia 90, con tanti campioni stranieri nei roster delle squadre di A: dai tedeschi dell'Inter Matthaus e Brehme (poi vincitori del torneo) agli assi argentini di Napoli e Atalanta Maradona e Caniggia. Senza dimenticare i fenomeni olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten al Milan. Insomma, per valorizzare il prodotto calcio è stato fondamentale anche integrare la presenza delle stelle straniere con i giocatori italiani.  
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