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Recovery: Draghi e l’Italia che sarà, ‘no ritardi o miopi visioni di parte, credo nel mio Paese’ (2)

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(Adnkronos) – Ecco perché, in apertura del suo intervento, Draghi richiama il senso di responsabilità, rimarcando come sarebbe imperdonabile, per il futuro del paese, pensare a interessi di parte. Nel Pnrr, invita il presidente del Consiglio, “metteteci dentro le vite degli italiani, le nostre ma soprattutto quelle dei giovani, delle donne, dei cittadini che verranno. Le attese di chi più ha sofferto gli effetti devastanti della pandemia. Le aspirazioni delle famiglie preoccupate per l’educazione e il futuro dei propri figli. Le giuste rivendicazioni di chi un lavoro non ce l’ha o lo ha perso. Le preoccupazioni di chi ha dovuto chiudere la propria attività per permettere a noi tutti di frenare il contagio. L’ansia dei territori svantaggiati di affrancarsi da disagi e povertà. La consapevolezza di ogni comunità che l’ambiente va tutelato e rispettato”.

“Ma, nell’insieme dei programmi che oggi presento alla vostra attenzione, c’è anche e soprattutto il destino del Paese. La misura di quello che sarà il suo ruolo nella comunità internazionale. La sua credibilità e reputazione come fondatore dell’Unione europea e protagonista del mondo occidentale”. Il Pnrr “non è dunque solo una questione di reddito, lavoro, benessere, ma anche di valori civili, di sentimenti della nostra comunità nazionale che nessun numero, nessuna tabella potranno mai rappresentare. Dico questo perché sia chiaro che, nel realizzare i progetti, ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite. Soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e sui nostri figli e nipoti. E forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio”.

Ora o mai più, esorta dunque Draghi, conscio delle fibrillazioni che muovono la sua maggioranza, e che potrebbero diventare ancor più vigorose quando si aprirà il semestre bianco. Si concede un’unica citazione, che va in questa direzione: è quella di Alcide De Gasperi, che nel 1943 rimarcava come ‘il funzionamento della democrazia economica esige disinteresse, come quello della democrazia politica suppone la virtù del carattere. L’opera di rinnovamento fallirà, se in tutte le categorie, in tutti i centri non sorgeranno degli uomini disinteressati pronti a faticare e a sacrificarsi per il bene comune’.

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