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Rapporto Generali Italia, con emergenza Covid salto di qualità al welfare aziendale

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Roma, 22 set. (Adnkronos) – L’emergenza Covid ha impresso un salto di qualità al welfare aziendale: per la prima volta le imprese attive superano il 50%, il 78,9% ha confermato le iniziative di welfare in corso e il 27,7% ne ha introdotte di nuove o potenziato quelle esistenti. E’ quanto emerge dal rapporto Welfare Index Pmi di Generali Italia presentato oggi.

Come evidenzia il documento, le imprese sono state punto di riferimento per la comunità e quelle con un welfare più maturo hanno avuto una maggiore capacità di reagire all’emergenza. L’80% delle Pmi ha dato materiali e fornito informazioni di tipo sanitario ai lavoratori mentre il 12% delle imprese ha attivato canali di supporto e servizi di consulto medico e assistenza sanitaria a distanza. Il 26,4% ha anche attuato iniziative aperte alla comunità esterna e di sostegno al sistema sanitario nazionale.

L’esperienza di crisi ha cambiato la cultura di gestione dell’impresa: il 91,6% delle Pmi ha infatti dichiarato di avere acquisito maggiore consapevolezza della centralità della salute e della sicurezza dei lavoratori e oltre il 70% ha affermato che in futuro il welfare aziendale avrà maggior rilievo. Infine, il 65% ha dichiarato che l’azienda contribuirà maggiormente alla sostenibilità del territorio in cui opera. “La centralità del ruolo dell’impresa è un vero cambiamento culturale accelerato dalla crisi Covid: il welfare aziendale emerge ancora di più come leva fondamentale di una strategia aziendale orientata allo sviluppo sostenibile, poiché esercita un impatto positivo sull’intero ecosistema in cui opera: i lavoratori, le famiglie, la comunità e il territorio”, si legge.

Welfare Index Pmi ha svolto in collaborazione con Cerved, per la prima volta in Italia su numeri così ampi, un’analisi sui bilanci dell’ultimo biennio di oltre 3.000 imprese tra quelle partecipanti alla Ricerca 2020, che ha statisticamente dimostrato che il welfare aziendale contribuisce significativamente ai risultati delle imprese, alla crescita della produttività e dell’occupazione. Le imprese più attive nel welfare (Welfare Champion – 5W e Welfare Leader – 4W) hanno un tasso di produttività che aumenta del +6% nel biennio, triplo rispetto alla media delle Pmi, pari a 2,1%. Anche l’occupazione cresce nelle imprese più attive quasi del doppio: attestandosi all’11,5% rispetto alla media del 7,5%. Le aziende che fanno welfare, crescono di più, e ciò facendo contribuiscono alla crescita positiva dell’ecosistema in cui operano.

Secondo il Rapporto 2020, il welfare ha registrato in questi 5 anni una crescita continua: le imprese attive (ovvero quelle che attuano iniziative in almeno quattro delle dodici aree del welfare aziendale) sono raddoppiate negli ultimi cinque anni passando dal 25,5% del 2016 al 45,9% del 2019, al 52,3% nel 2020, segno che il movimento aziendale continua a crescere e lo fa anche nell’ultimo anno, trainato dalle imprese che ottengono benefici concreti dal welfare aziendale.

Da quanto emerge dal rapporto, le aree di welfare con una crescita maggiore sono Sicurezza, quella con il maggiore tasso di iniziativa (dal 34% nel 2017 all’attuale 60%); Assistenza: è l’area in crescita più rapida (dal 7% nel 2017 al 23%): comprende iniziative di prevenzione, cura diretta, assistenza agli anziani, cure specialistiche; Sanità complementare: dal 35% nel 2017 al 42,2%; Conciliazione e genitorialità: dal 33% nel 2017 al 51%.

In questo ambito si registra la grande accelerazione dello smart working, visto come strumento di flessibilità, non sostitutivo del lavoro in presenza. Le imprese sottolineano la necessità di un’evoluzione della cultura gestionale, per diffondere nuovi modelli centrati sull’autonomia organizzativa e la responsabilità dei lavoratori.

Grande importanza della formazione (43%) e della crescita, ancora iniziale ma rapida delle iniziative a sostegno delle famiglie per l’istruzione dei figli (da 3% a 5,8%), in un Paese che ha tra le sue principali criticità l’inadeguato livello di istruzione avanzata, il blocco della mobilità sociale, le difficoltà dei giovani nel lavoro.

La quinta edizione Welfare Index Pmi amplia ulteriormente il quadro di analisi con oltre 6.500 interviste, triplicate in 5 anni, e allarga la partnership a tutte le 5 Confederazioni nazionali, con l’ingresso di Confcommercio. “Resilienza, sostenibilità, cultura d’impresa e responsabilità sociale sono da tempo i cardini del nostro impegno a supporto delle pmi italiane. Dal rapporto emerge chiaramente come siano proprio queste le direttrici seguite dalle imprese per affrontare l’emergenza e agganciare la ripresa”, commenta Giancarlo Turati, Vice Presidente Piccola Industria Confindustria.

Per Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura, “mai come adesso, in tempo di pandemia, il welfare aziendale è importante. In questo momento di grande incertezza dare sostegno alle famiglie e ai lavoratori, per la difesa del lavoro e del reddito, è fondamentale ed è un modo di fare impresa in un’ottica di sviluppo sostenibile”. E aggiunge: “L’agricoltura, grazie anche allo stretto legame con il territorio e la popolazione, conferma il suo rinnovato ruolo sociale, finalizzato all’integrazione e al miglioramento delle condizioni dei lavoratori”, conclude.

Mentre Cesare Fumagalli, Segretario Generale di Confartigianato Imprese, dice: “Da oltre 30 anni ci occupiamo del benessere dei collaboratori delle nostre aziende con gli strumenti della bilateralità, garantendo interventi efficaci e su misura per il sostegno al reddito, la tutela della salute, la formazione continua, come è avvenuto anche durante la crisi scatenata dalla pandemia da Covid-19. Ora, in questa delicata fase che fa seguito al lockdown della primavera scorsa e di convivenza con il rischio epidemico, il welfare rappresenta per Confartigianato una delle priorità alla quale dedichiamo molteplici iniziative per intercettare e soddisfare le richieste di servizi e assistenza espresse da imprenditori, imprese, persone e famiglie. Significative sono le esperienze avviate sul territorio di welfare di comunità”, conclude Fumagalli.

“Nel settore professionale l’impatto dell’emergenza Covid-19 è stato durissimo e solo una attenta politica di welfare ha permesso di evitare il peggio. Lo dimostra chiaramente la nuova edizione del Welfare Index Pmi 2020, che è diventato a tutti gli effetti il termometro della cultura del welfare aziendale e della sostenibilità in Italia”, commenta invece Gaetano Stella, Presidente di Confprofessioni. “In questi mesi abbiamo potuto osservare il profondo senso di responsabilità dei liberi professionisti verso il Paese, il territorio, la comunità. Penso ai medici e alle professioni sanitarie che si sono trovate in prima linea a combattere il virus, ma anche alle professioni economiche che durante il lockdown hanno continuato, grazie allo smart working, ad assistere le imprese nella gestione delle misure di sostegno introdotte dal decreto ‘Cura Italia’. Uno sforzo intenso – dice ancora – che è stato possibile anche grazie alla sempre più diffusa cultura del welfare che permea oggi gli studi professionali. Salute, sicurezza, formazione, sostegno al reddito, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro sono i pilastri del nostro welfare contrattuale, che durante la pandemia ha dato prova di straordinaria capacità d’intervento; ma ancor più sorprendente è la reazione dei professionisti di fronte all’emergenza e la loro capacità di fare leva su strategie di welfare innovative per salvaguardare produttività e occupazione”, conclude Stella.

Infine, per Donatella Prampolini, Presidente della Commissione Sindacale di Confcommercio, “soprattutto in questo periodo particolarmente difficile il welfare contrattuale ed aziendale si è rivelato uno strumento prezioso ed importante a disposizione di imprese e lavoratori. In particolare, le imprese del terziario, grazie agli interventi messi in campo dalla contrattazione del sistema, hanno potuto fornire risposte ai nuovi bisogni emersi nei luoghi di lavoro e nelle famiglie, sia in termini di efficacia nel far fronte ad eventi imprevisti che di incremento di competitività. Anche la reazione alla crisi conferma quindi l’opportunità di politiche di ulteriore impulso allo sviluppo del welfare, anche attraverso l’utilizzo della leva fiscale”, conclude.

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