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**Pd: Nardella in campo con sindaci, ‘terza via tra Bonaccini e Schlein? Lavoro per unire’**

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Roma, 27 nov. (Adnkronos) – Non è ancora candidato ufficialmente alla segreteria, e non è scontato che lo sarà. Ma intanto Dario Nardella alla sua ‘Idea Pd’ ha riunito un ampio fronte tra sindaci, personalità e anche parlamentari che si sono affacciati stamattina al cinema Quattro Fontane a Roma. C’erano tra gli altri Peppe Provenzano e Marco Furfaro per l’area sinistra Pd, i franceschiniani Michela De Biase e Alberto Losacco, il capodelegazione in Ue e animatore dei giovani di ‘Coraggio Pd’, Brando Benifei. Oltre all’archistar Massimiliano Fuksas e a una lunga schiera di amministratori tra presenti e in collegamento.

Una mattinata di confronto, di proposte. Con due punti principali: il protagonismo dei sindaci e la necessità di tenere unito il Pd. Un’unità in pericolo, avverte Nardella che nel rispondere ai cronisti su una sua possibile candidatura, osserva: “Io non sono la terza via” tra Stefano Bonaccini e Elly Schlein “ma da subito ho lavorato per unire le diverse anime del Pd” perchè “non possiamo permetterci un congresso – e questo si sente nei corridoi e nelle telefonate- in cui si dice ‘se vince Tizio, me ne vado’. Ma come possiamo chiedere a quelli fuori di prendere la tessera e partecipare se poi i primi a voler smantellare la casa, sono quelli che l’hanno costruita?”.

E invece, è l’esortazione, “noi dobbiamo fare come il terzo porcellino, quello saggio della favola: non dobbiamo fare una casa di paglia, non una casa di legno tipo Ikea, dobbiamo fare una casa solida, di mattoni”. Con una “nuova comunità”, aprendo “le porte a nuove idee”, superando le correnti. “Il congresso del Pd deve essere l’occasione per voltare pagina. Abbiamo le idee chiare su alcune cose: questo congresso sia l’ennesima resa conti per cui chi vince prende tutto e chi perde se ne va. Basta signori delle tessere, basta correnti”.

Le correnti. Ne parla anche Fuksas nel suo intervento. “Mille correnti e una cacofonia terribile che ci ha portato a non votare più”, dice l’architetto. “Gente del mio studio, del mio quartiere a Monteverde che era disperata perchè non aveva candidati votabili e così si sono persi voti”. Un appello raccolto da Nardella nelle conclusioni. “Non si possono più tollerare le liste bloccate e i leader si candidino nei loro territori”.

Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, parla di ‘umiltà’. “Su democrazia e lavoro costruiamo una nuova identità, da Nord a Sud, prendendo il patrimonio dei sindaci. Ma usando un metodo: quello dell’umiltà. Si è rotto qualcosa tra noi e il mondo del lavoro. Prima di tornare a dirci vincenti, dobbiamo tornare a dirci umili e capaci di coinvolgere le persone”.

Mentre Matteo Ricci insieme ad altri sindaci rivendica il ruolo dei primi cittadini. “Siamo stanchi delle pacche sulle spalle: bravo Matteo che hai vinto a Pesaro, bravo Dario che vinto a Firenze, bravo Matteo che hai vinto a Bologna ma pensate alle vostre città che alla politica nazionale pensiamo noi. No stavolta alla politica nazionale, ci pensiamo anche noi”.

Osserva l’ex-sindaco di Rimini, neo deputato Andrea Gnassi: “Non è la retorica dei sindaci, del partito dei sindaci ma noi amministriamo il 70% delle città e siamo dentro i processi di cambiamento ogni giorno. C’è un’opa contro il Pd ma non di M5S e Terzo Polo ma del mondo che cambia”.

E ancora Matteo Biffoni, sindaco di Prato: “Io non penso che i sindaci siano più o meno bravi degli altri, ma di certo noi siamo dentro la realtà, Non credo a un partito dei sindaci ma un partito che i sindaci li ascolta. Anche stavolta si sono fatte tante promesse ma poi quell’ascolto non c’è stato. Noi siamo dentro la realtà quotidiana tutti i giorni e questo ci porta ad essere fornitori sani di idee e proposte”.

Michele Emiliano richiama all’apporto che può dare il Sud. “Serve un visione politica a cui può dare un contributo fondamentale il Mezzogiorno. Una serie di valori -dice il presidente della regione Puglia- che vanno raccolti e invece spesso e volentieri il Pd non è riuscito a raccoglie quello che già nasceva nel so giardino. Mi auguro che in futuro del Pd, anche grazie a discussioni come quella di oggi, posso almeno rendersi conto di ciò che ha. Ripartiamo da ciò che abbiamo, sarà una partita lunga e difficile ma possiamo vincerla”.

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