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**Pd: le primarie e l’asticella dei votanti, da 3,5 milioni di Veltroni a 1,6 milioni per Zingaretti**

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Roma, 15 feb. (Adnkronos) – “Non esiste un’asticella” per l’affluenza alle primarie. Lo dice Stefano Bonaccini. Sul piatto, il candidato alla segreteria del Pd come tutti gli altri competitors a partire da Elly Schlein, mette il dato della partecipazione al voto nei Circoli per il Congresso Pd, già definita come “straordinaria”: quasi 130mila persone con i seggi di Lombardia e Lazio ancora aperti fino al 19.

Tuttavia sarà difficile, anche per i gazebo del prossimo 26 febbraio, sottrarsi al paragone con le ‘performance’ fatte segnare in occasione delle precedenti primarie dem. Che hanno un dato in comune: il trend negativo. La prima volta, nel 2007, si misero in fila 3.554.169 italiani. Ad affermarsi fu Walter Veltroni con il 75,8% dei voti. Secondo giro, era il 2009, la partecipazione si fermò a quota 3.067.821 votanti per incoronare Pier Luigi Bersani con il 53,2%.

Nel 2013 iniziò il ‘regno’ di Matteo Renzi, l’unico sino ad oggi a centrare il bis. Alle primarie votarono 2.814.881 elettori eleggendo il segretario con il 67,5%. Nel 2017 la seconda volta dell’ex sindaco di Firenze, con 1.838.938 votanti a un 69,1% per Renzi. Le ultime primarie sono state quelle del 2019 che hanno incoronato Nicola Zingaretti segretario, scelto da 1.600.000 partecipanti e il 66%.

(Adnkronos) – Negli anni tanti candidati alle cariche monocratiche sono stati selezionati con le primarie, dai sindaci ai presidenti di Regione, per lo più di centrosinistra. Ma non sono mancati alcuni esperimenti in altri campi. Nella storia della partecipazione popolare alla selezione della leadership restano, però, almeno un paio di esperienze. Sicuramente la prima volta, il 16 ottobre del 2005, quando l’Unione scelse come candidato premier Romano Prodi.

Tra i sette candidati (Fausto Bertinotti, Antonio Di Pietro, Clemente Mastella, Simona Panzino, Alfonso Pecoraro Scanio, Ivan Scalfarotto e Prodi), il numero record di 4.311.149 partecipanti scelsero il nome del futuro premier che si affermò con il 74,1%. Altro caso da ricordare, le primarie che la coalizione Italia bene comune organizzò nel 2012 per scegliere in candidato premier: furono necessari due turni, che registrarono rispettivamente 3,1 e 2,8 milioni di partecipanti, per incoronare Pier Luigi Bersani ai danni di Matteo Renzi.