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Pa, Csel: “Comuni in affanno su digitalizzazione, servizi e-government usati da 36% cittadini”

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Roma, 21 nov. (Adnkronos/Labitalia) – L’Italia è al 18mo posto su 27 con riferimento ai servizi pubblici digitali, guadagnando solo una posizione rispetto all’anno precedente. La percentuale di cittadini che ricorre a servizi di e-government è migliorata sensibilmente rispetto al 2020 (dal 30% al 36%) ma continua ad essere anni luce distante rispetto alla media Ue che è del 64%. Insieme a Romania e Bulgaria, infatti, l’Italia è l’unica al di sotto del 40%. E’ quanto emerge da un dossier del Csel, Centro studi enti locali, elaborato per l’Adnkronos, su dati Ue.

“Digitalizzazione -prosegue Csel- come chiave di volta per modernizzare il Paese e abbattere le barriere che frenano la nostra crescita. Questo è un imperativo, almeno in linea teorica, condiviso all’unanimità da ogni soggetto istituzionale e non, tanto che, non a caso, il Pnrr ha fatto di questo tema una delle sue direttrici cardine. Altrettanto unanime è l’idea che senza una pubblica amministrazione moderna, efficiente e quindi in qualche misura ‘digitale’, non sarà possibile recuperare le distanze con il resto delle nazioni europee che corrono, su questo fronte, da diversi decenni con passo decisamente più marcato”.

Ma che cosa ci dice il termometro della Commissione Ue che proprio recentemente ha diffuso i nuovi dati dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi)? In generale, l’Italia si colloca al 20° posto fra i 27 Stati membri dell’Ue per digitalizzazione, ma il Paese non va a una velocità uniforme in questo ambito. Le imprese stanno tenendo un passo decisamente più veloce del comparto pubblico. I loro risultati ci collocano al decimo posto in Ue, con una intensità digitale del 69% contro il 60% della media europea, mentre la pubblica amministrazione e le competenze digitali degli italiani ci trascinano verso il basso.

Secondo Csel, “nonostante la grossa spinta data dalla pandemia, che ha costretto molti cittadini a familiarizzare con strumenti prima completamente sconosciuti, gli enti pubblici italiani non tengono il passo con quelli dei nostri vicini di casa”.

“La ragione principale -spiega ancora Csel- è data dal fatto che il nostro Paese è significativamente in ritardo rispetto ad altri paesi dell’Ue in termini di capitale umano. Rispetto alla media comunitaria, registra infatti livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi. Rispetto ai servizi pubblici digitali, il nostro Paese si trova in 18ma posizione tra gli Stati membri. Questa classifica si compone di 4 valori distinti: e-government users, moduli precompilati, servizi pubblici per cittadini, servizi pubblici per imprese, open data. In totale, il punteggio italiano è di 63,2 contro una media europea del 68,1”, aggiunge Csel.

“Per quanto riguarda la disponibilità di moduli precompilati, l’Italia si posiziona al 18° posto con un punteggio di 51 su una media europea di 63. Rispetto ai Servizi pubblici digitali per i cittadini, il punteggio ottenuto dall’Italia è di 69 contro una media europea di 75. Al di sopra di questa, invece, sono i Servizi pubblici digitali per le imprese in cui l’Italia ottiene un punteggio di 89 contro una media europea di 84 e negli Open data in cui il punteggio italiano è di 87 contro la media Ue di 78”, conclude Csel.

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