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Omicidio Giacomo Bongiorni, fatali pugni e calci sferrati con violenza: cosa dice l’autopsia

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(Adnkronos) – La morte di Giacomo Bongiorni è stata causata dalle gravi lesioni riportate durante l’aggressione: pugni e calci sferrati con violenza che hanno provocato traumi risultati fatali. È quanto emerge dai primi esiti dell’autopsia eseguita sul corpo del 47enne, ucciso nella notte tra sabato 11 e domenica 12 aprile nel centro di Massa, al termine di un pestaggio compiuto da cinque giovani, di cui tre minorenni. Gli accertamenti medico-legali, come riferisce l’Adnkronos, indicano una emorragia cerebrale molto estesa, compatibile sia con i colpi ricevuti sia con la caduta sull’asfalto. Resta però ancora da chiarire quale sia stato il colpo decisivo o se la morte sia il risultato dell’azione combinata degli aggressori, un punto centrale per l’inchiesta. Il compito di fornire una risposta spetta al professor Francesco Ventura dell’Università di Genova, che ha eseguito l’autopsia. Per il deposito della consulenza è stato fissato un termine di 30 giorni. Secondo quanto finora ricostruito dagli investigatori dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Massa e dalla Procura per i Minorenni di Genova, l’aggressione si sarebbe sviluppata in più fasi a partire da un banale richiamo rivolto a un gruppo di ragazzi per una bottiglia di vetro rotta in piazza Felice Palma. In pochi istanti la situazione è degenerata: prima il coinvolgimento del cognato della vittima, Gabriele Tognocchi, poi l’intervento dello stesso Bongiorni nel tentativo di difenderlo. Da lì la violenza sarebbe esplosa rapidamente. Bongiorni avrebbe avuto una breve colluttazione con un 17enne, che praticava pugilato, per poi crollare a terra dopo un violento colpo al volto. A quel punto sarebbe stato colpito ancora, con pugni e calci, anche mentre si trovava già a terra e verosimilmente privo di capacità di difendersi. Un’aggressione particolarmente brutale, avvenuta davanti alla compagna, Sara Tognocchi, e al figlio undicenne. Le immagini delle telecamere di sorveglianza, al vaglio degli investigatori, stanno fornendo elementi cruciali per ricostruire la sequenza dei colpi, che saranno incrociati con i risultati definitivi dell’autopsia. I cinque giovani coinvolti nell’inchiesta sono tutti indagati per omicidio volontario in concorso. Tra questi figurano i due maggiorenni arrestati, Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutașu, 19 anni, attualmente in carcere. Con loro anche tre minorenni, tra cui il diciassettenne trasferito in un centro per minori a Genova, per il quale si aggiunge l’accusa di rissa aggravata. Proprio il diciassettenne aveva praticato boxe agonistica fino a circa tre anni fa a Massa, partecipando anche a competizioni. Un elemento che gli inquirenti stanno valutando, in quanto potrebbe avergli fornito competenze tecniche nel colpire. Per domani, giovedì 16 aprile, è fissata, presso il Tribunale per i Minorenni di Genova, l’udienza di convalida del fermo nei confronti del minorenne sottoposto a misura cautelare. Le difese, intanto, si concentrano sulla fase iniziale della zuffa e sulla possibilità di una ricostruzione alternativa dei fatti. Gli interrogatori di garanzia e l’analisi completa delle prove saranno determinanti per chiarire il ruolo di ciascun indagato. Intanto, ieri sera, martedì 14 aprile, almeno 5mila persone sono scese in piazza a Massa per la fiaccolata dedicata a Giacomo Bongiorni, promossa dal sindaco Francesco Persiani e dal vescovo Mario Vaccari. I cittadini si sono stretti attorno alla famiglia del 47enne, in un corteo che ha unito l’intera comunità in un’unica, commossa testimonianza di vicinanza. In testa alla fiaccolata c’era la madre di Giacomo, mentre il corteo si è mosso lentamente tra silenzi interrotti solo da applausi spontanei e momenti di forte emozione. Accanto al dolore della famiglia, anche la compagna della vittima, Sara Tognocchi, presente in apertura del corteo, ha ricevuto abbracci e gesti di solidarietà lungo tutto il percorso. Particolarmente toccante il passaggio sul luogo della tragedia, dove parenti e amici hanno deposto fiori e si sono levate parole cariche di commozione, mentre la città si fermava in raccoglimento. Striscioni con messaggi come “Non violenza” e “Giustizia per Giacomo” hanno accompagnato il cammino della fiaccolata, insieme a simboli e ricordi personali che hanno reso omaggio alla sua memoria. Il momento conclusivo ha visto l’intervento del vescovo Vaccari che ha invitato la comunità a un impegno condiviso affinché simili tragedie non si ripetano, sottolineando il valore della partecipazione e della responsabilità collettiva. 
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