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Moda: As Mediobanca, giro d’affari grandi aziende italiane +22% nel 2021

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Milano, 23 feb. (Adnkronos) – Il giro d’affari delle grandi aziende italiane della moda (società con un fatturato superiore a €100mln) dovrebbe attestarsi al +22% nel 2021, con un ritorno ai livelli pre-crisi atteso nel 2022. E’ quanto emerge dal nuovo report sul Sistema Moda dell’Area Studi Mediobanca presenta che aggrega i dati finanziari di 70 multinazionali della moda e delle 134 grandi Aziende Moda Italia.

Dopo anni di andamenti più che positivi, nel 2020 le grandi Aziende Moda Italia hanno subìto un duro contraccolpo a causa della pandemia, registrando un giro d’affari totale di €49,8mld, in contrazione del -22,8% sul 2019 e del -9,7% sul 2016. Il loro peso sul Pil nazionale è dello 0,9% (1,0% nel 2016). Tra i comparti spicca l’abbigliamento, che determina il 43,9% dei ricavi aggregati, seguito da pelli, cuoio e calzature (27,1%). Quanto al trend delle vendite nel 2019-2020, il tessile registra il calo maggiore (-34,6%), mentre la gioielleria il minore (-19,8%). In 2 sofferenza anche la redditività con l’ebit margin aggregato che scende all’1,8% (dal 7,8% del 2019). Gioielleria e tessile sono i comparti più redditizi nel 2020 (ebit margin, rispettivamente, del 6,9% e 3,2%). Si conferma importante la presenza di gruppi stranieri nella moda italiana: 59 delle 134 grandi Aziende Moda Italia hanno una proprietà straniera che controlla il 38,5% del fatturato aggregato (il 19,1% è francese, fra cui Kering con l’8,7% e LVMH con il 6,4%).

L’impatto della crisi è stato più evidente per le imprese a controllo italiano rispetto a quelle a controllo estero: sia in termini di ridimensionamento del giro d’affari (-23,3% vs -22,0%), sia in termini di contrazione della reddività (-6,5 p.p. vs -5,0 p.p. di ebit margin), pur rimanendo lievemente più profittevoli le prime (ebit margin all’1,9% vs 1,7%). La proiezione internazionale è una delle caratteristiche più rappresentative delle società manifatturiere della moda italiana: il 66,6% del fatturato complessivo proviene, infatti, dall’estero, con in testa la gioielleria (75,7%), l’abbigliamento (69,9%) e il tessile (68,3%). Nel 2020 cala anche l’occupazione, con circa 15.400 addetti in meno (-5,5% sul 2019, ma +6,0% sul 2016), per una forza lavoro totale di quasi 265mila unità a fine 2020.

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