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Mattarella: 15 milioni di telespettatori, con Cossiga e Scalfaro il più seguito /Adnkronos

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Roma, 1 gen. (Adnkronos) – Con 15 milioni 272 mila 170 spettatori, il messaggio di fine anno di ieri sera del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è risultato il più seguito a partire dal 1986, anno in cui sono iniziate le rilevazioni dell’Auditel. Va considerato tuttavia che nel dato fino al 2003 non venivano calcolate le tv non generaliste, che in ogni caso potrebbero far salire la cifra riferita agli anni precedenti di non più di trecentomila unità.

Fatte queste precisazioni, ci sono tre messaggi che come audience sfiorano quello di ieri sera. Sono quello di Francesco Cossiga, nel 1991, con 14 milioni 825 mila spettatori; e quelli di Oscar Luigi Scalfaro del 1992 e del 1993, rispettivamente con 14 milioni 364 mila e 15 milioni 15 mila spettatori. Parliamo di anni drammatici, paragonabili a quello appena trascorso, quelli di tangentopoli, del passaggio dalla prima alla cosiddetta seconda Repubblica, delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, degli attentati mafiosi dell’estate 1993 a Roma, Firenze e Milano.

Nel caso del messaggio di Cossiga, era l’ultimo del suo mandato, segnato nei due anni precedenti dal messaggio al Parlamento sulle riforme e dalle cosiddette picconate. L’attesa però rimase delusa visto che il messaggio si esaurì in quattro minuti. “Nei tempi attuali e nel delicato momento presente, il mio messaggio, il messaggio del Capo dello Stato, rappresentante dell’ Unità nazionale, non potrebbe e non dovrebbe giammai -disse Cossiga- essere un evento soltanto formale, quasi un mero rito di circostanza”.

“Non certo mancanza di coraggio o peggio resa verso le intimidazioni -proseguì l’allora Capo dello Stato – ma il dovere sommo, e direi quasi disperato, della prudenza sembra consigliare di non dire, in questa solenne e serena circostanza, tutto quello che in spirito e dovere di sincerità si dovrebbe dire; tuttavia, parlare non dicendo, tacendo anzi quello che tacere non si dovrebbe, non sarebbe conforme alla mia dignità di uomo libero, al mio costume di schiettezza, ai miei doveri nei confronti della Nazione E questo proprio ormai alla fine del mio mandato che appunto va a scadere il prossimo 3 luglio 1992”.

“Questo comportamento mi farebbe violare il comandamento che mi sono dato, per esempio di un grande Santo e uomo di Stato, ed al quale ho cercato di rimanere umilmente fedele: privilegiare sempre la propria retta coscienza, essere buon servitore della legge, ed anche quindi della tradizione, ma soprattutto di Dio, cioè della verità. Ed allora mi sembra meglio tacere”.

“Vi sarà certo altra più appropriata occasione per farvi conoscere il mio schietto pensiero ed i miei propositi. Mi duole di avervi forse deluso. Ma sono certo -concluse Cossiga- che voi, gente comune del mio Paese, vorrete comprendermi e, se lo ritenete, anche perdonarmi”.

Assai più lungo il messaggio di Scalfaro, il primo del suo mandato, il 31 dicembre 1992: anno segnato dall’uccisione di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino e degli agenti delle rispettive scorte. Ventisette minuti, conclusi con quel “L’Italia risorgerà” rimasto negli annali scandito al termine del discorso.

“Ho detto l’anno scorso: ‘l’Italia risorgerà’, ed era augurio fatto con il cuore. Oggi mi sento di poter dire ‘l’Italia sta risorgendo!'”, chiuse il messaggio dell’anno successivo, durato 29 minuti. (di Sergio Amici)

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