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Materiale informatico, ecco quanto spendono le città

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Roma, 3 lug. (Adnkronos/Labitalia) – Quanto spendono le città italiane per materiale informatico? A calcolarlo un report realizzato per l’Adnkronos dalla Fondazione Gazzetta Amministrativa della Repubblica italiana, che, nell’ambito del progetto ‘Pitagora’, ha stilato una classifica dei costi sostenuti nel 2020 dai capoluoghi di Provincia (per questa voce di spesa non sono presi in esame i dati delle Regioni in quanto in questo caso non comparabili) per il mantenimento dei loro uffici e delle loro strutture, con tanto di assegnazione di rating (TABELLA COMPLESSIVA).

Il Centro Ricerche della Fondazione, infatti, analizza tutti i dati finanziari ufficiali dell’ente pubblico in questione e attraverso algoritmi di ricerca scientifica individua potenziali sprechi, ovvero spese critiche nei conti pubblici. Le spese dell’ente in relazione alle singole voci vengono confrontate con il benchmark di riferimento e, a seconda dei livelli di scostamento di spesa individuati, si parla di ‘performance positiva’ (quando la spesa è inferiore o uguale alla media), ‘scostamento lieve’ (quando la spesa è compresa tra la spesa media e il 30% in più), ‘scostamento considerevole’ (quando la spesa è compresa tra lo scostamento lieve e il 100% in più), ‘spesa fuori controllo’ (quando la spesa supera di oltre il 100% la spesa media). Il rating – che si basa esclusivamente su dati contabili oggettivi scevri da qualsiasi valutazione discrezionale – assegna alla migliore performance la tripla ‘A’, mentre alla peggiore viene attribuita la lettera ‘C’.

28 CAPOLUOGHI PROMOSSI CON AAA – Ventotto i capoluoghi di provincia italiani ‘promossi’ con la tripla AAA nella gestione delle spese per materiale informatico (TABELLA). A risultare più ‘virtuosi’ per questa voce di costi dell’ente, ottenendo così il massimo rating, sono Piacenza, che ha speso solo 109,80 euro nel 2020, e poi Rieti (122,00), Udine (129,00), L’Aquila (232,68), Carbonia (309,11), Catanzaro (649,57), Nuoro (788,17), Catania (966,20), Bari (980,63), Andria (1.018,85), Teramo (1.088,24), Campobasso (1.550,59), Savona (1.666,00), Grosseto (1.830,00), Latina (1.882,92), Como (2.025,20), Perugia (2.267,17), Sassari (2.547,90), Forlì (2.761,31), Siracusa (2.836,01), Terni (3.029,99), Reggio Calabria (3.276,27), Palermo (3.328,98), Pescara (3.399,60), Taranto (3.922,17), Parma (4.209,88), Venezia (6.291,85), Firenze (8.475,51).

Altri 23 capoluoghi risultano pure fra i più virtuosi per questa voce di spesa, ottenendo la doppia AA (TABELLA): Rovigo, Monza, Agrigento, Brindisi, Viterbo, Pesaro, Vibo Valentia, Roma, Verbania, Massa, Mantova, Enna, Torino, Arezzo, Caltanissetta, Pistoia, Napoli, Aosta, Ragusa, Barletta, Varese, Gorizia, Belluno. Mentre sono 19 quelli che si aggiudicano la A (TABELLA): Vercelli, Livorno, Trento, Asti, Oristano, Fermo, Salerno, Frosinone, Milano, Modena, Isernia, Pordenone, Potenza, La Spezia, Trapani, Macerata, Cosenza, Alessandria, Urbino.

A 10 CAPOLUOGHI RATING C – Sondrio, Ravenna, Bergamo, Reggio Emilia, Caserta, Imperia, Bologna, Ancona, Brescia e Trani sono i 10 capoluoghi di provincia meno ‘efficienti’ nelle spese per materiale informatico. Tanto da meritare il rating C, il più basso nella speciale classifica (TABELLA). Ma a quanto ammontano le spese sostenute per questa voce in questi enti nel 2020? Analizzando la classifica, si scopre che Bologna ha speso 523.399,79 euro, Brescia 342.968,77, Trani 206.896,22, Ancona 187.535,10, Reggio Emilia 161.805,27, Caserta 122.844,21, Bergamo 121.923,74, Ravenna 118.718,67, Imperia 95.301,59, Sondrio 25.956,37.

Ottengono un rating intermedio nella classifica: Prato, Benevento, Messina, Siena, Lecce, a cui va la B (TABELLA); Chieti, Rimini, Ferrara, Genova, Trieste, Pavia, Foggia, Cuneo, con la BB (TABELLA); Treviso, Cremona, Lecco, Biella, Padova, Lodi, Avellino, Crotone, Pisa, Bolzano, Matera, che ricevono la BBB (TABELLA). Non comparabile risulta il dato di Ascoli Piceno, Cagliari, Cesena, Lucca, Novara, Verona, Vicenza (TABELLA).

A BOLOGNA RECORD SPESA, 523.399 EURO NEL 2020 – E’ Bologna il capoluogo di provincia che, in valori assoluti, ha la maggiore uscita in spese per materiale informatico, raggiungendo nel 2020 la cifra record di 523.399,79 euro. Secondo e terzo posto in classifica spettano, rispettivamente, a Brescia, con 342.968,77 euro, e Trani, con 206.896,22. Seguono, con spesa compresa fra 100mila e i 200mila euro: Ancona (187.535,10), Genova (178.057,47), Reggio Emilia (161.805,27), Milano (150.172,34), Roma (141.394,40), Caserta (122.844,21), Bergamo (121.923,74), Ravenna (118.718,67), Messina (114.469,28).

PIACENZA CITTÀ CON SPESA PIÙ BASSA, 109 EURO NEL 2020 – E’ Piacenza il capoluogo di provincia più ‘parsimonioso’ in fatto di spese per materiale informatico, voce cui ha destinato nel 2020 solo 109,80 euro. A mantenere la spesa bassa per questa voce, al di sotto dei 1.000 euro, seguono nella classifica: Rieti (122,00), Udine (129,00), L’Aquila (232,68), Carbonia (309,11), Catanzaro (649,57), Nuoro (788,17), Catania (966,20) e Bari (980,63).

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