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Martone (Sobi): “L’accesso ai farmaci migliora organizzando i processi di approvvigionamento”

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(Adnkronos) – "Sull'accesso al farmaco dobbiamo considerare un aspetto formale, quello dei prontuari regionali e ospedalieri, e uno sostanziale, di cura, quindi sul fatto che il paziente abbia effettivamente la disponibilità del farmaco. Questo dipende da dinamiche di approvvigionamento, quindi dinamiche che integrano punti di vista più relativi a un'organizzazione di processo che non a un bisogno clinico". Così Nicoletta Martone, Governmental Affairs and Patient Access Associate Director, Sobi Italy, intervenendo al convegno 'Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide', oggi a Roma. "E' chiaro – continua Martone – che il Testo unico" sulla farmaceutica, in fase di realizzazione, "non può fare riferimento a questo, ma esiste un altro compendio normativo a riguardo – sta venendo licenziato in questi giorni – che è il decreto legge 19 del febbraio 2026 che effettivamente dà un'ulteriore sostanza e struttura a quello che è il codice degli appalti. Sostanzialmente prevede che ci sia la possibilità di avere un accesso precoce, attraverso modalità di approvvigionamento semplificate, per tutti i farmaci per i quali ci sia un diritto esclusivo. In questo senso, se riuscissimo a creare una condizione in cui le procedure negoziate fossero regionali, fossero rese strutturali e pianificate, come avviene in alcune Regioni – cito il caso della Sicilia che è una best practice in questo, per quanto riguarda le malattie rare e non solo – allora riusciremmo a cambiare e ad accelerare, per il paziente, l'accesso a una terapia". "L'innovazione, sempre, ma specialmente nelle malattie rare – sottolinea Martone – non può essere valutata solo da un punto di vista regolatorio e tecnologico. L'innovazione è qualcosa che colpisce l'intera popolazione e che provoca un incremento della salute collettiva. In questo senso il fattore tempo è sicuramente una componente essenziale del valore: un'innovazione che arriva tardi è un'innovazione che di fatto è inutile al sistema. Dobbiamo quindi far passare l'innovazione da una condizione di ipotesi a una condizione in atto. Questo – avverte – è possibile riducendo le disuguaglianze regionali che significa inserire dei sistemi di monitoraggio che non siano solo sugli outcome, ma anche sull’appropriatezza. Il secondo step – conclude – è creare una programmazione condivisa, a livello regionale, tramite dei meccanismi di real world data, in modo tale che tutti gli stakeholder si siedano a un tavolo e possano cominciare a creare il sistema atto a fare inserire in maniera efficace l'innovazione". 
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