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Marilyn Manson, il re dello shock rock ha ritrovato la sua voce

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(Adnkronos) – C’era un tempo in cui scommettere su Marilyn Manson era semplice: lo amavi o lo detestavi, senza mezze misure. Oggi la puntata è più rischiosa, e molti l’avrebbero data per persa: che il Reverendo potesse davvero tornare, e soprattutto tornare così. L’unica data invernale italiana alla ChorusLife Arena di Bergamo è la conferma che l’ex Antichrist Superstar non ha mai smesso di esercitare il suo richiamo sui fan, dopo anni di controversie e assenza dalla scena. Un concerto andato sold out nel giro di pochi giorni lo scorso aprile, quando è stata annunciata una seconda leg del tour europeo, e la tappa all’Alcatraz di Milano nel febbraio scorso. Ne sono la prova i fan, in coda fin dalla notte precedente, sfidando le temperature polari che stanno mettendo alla prova la Lombardia pur di guadagnarsi la transenna o avvicinarsi il più possibile al loro idolo. Vogliono assaporare il ritorno, guardarlo negli occhi, non perdere nemmeno un istante. Manson lo sa e ricambia con uno dei suoi monologhi taglienti: “Con la droga ho sempre avuto un flirt: mi ha perseguitato, mi ha invitato a fare viaggi romantici nel deserto…e io proprio lì, in una grande buca, l’ho seppellita” dice al pubblico prima di lanciarsi in ‘The Dope Show’, l’inno tossico e seducente da ‘Mechanical Animals’, con cui nel 1998 la rockstar smascherava l’industria dell’intrattenimento.   Marilyn Manson, al secolo Brian Hugh Warner, è sorprendentemente in forma: lo ripete spesso lui stesso, quasi cinque anni di sobrietà dall’alcol che oggi si vedono tutti. È più asciutto, più controllato, e con una voce che richiama da vicino i fasti di ‘Holy Wood’. Sul palco è un animale in piena corsa: non sta fermo un secondo, salta, agita le braccia, incita le prime file e si lascia travolgere dall’energia della platea. Spara una sequenza micidiale di classici — ‘The Beautiful People’, ‘Disposable Teens’, ‘Long Hard Road Out of Hell’ e ‘Mobscene’, con una grande insegna rossa luminosa stile ‘The Golden Age Of Grotesque’, fino a una ‘Coma White’ resa ancora più cinematografica dalla nevicata che cade fitta sulla scena. E poi c’è ‘Tourniquet’: un’autocitazione perfetta, l’ingresso su trampoli altissimi, stampelle e casco, come un fantasma dal suo stesso passato che torna a reclamare il proprio spazio. Non mancano i brani dell’ultimo lavoro in studio, ‘One Assassination Under God – Chapter One’, uscito il 22 novembre 2024 e già seguito dall’annuncio di un secondo capitolo. L’apertura con ‘Nod If You Understand’ scopre subito le carte: il nuovo corso di Marilyn Manson ha muscoli, idee e una direzione precisa. Lo confermano brani come ‘As Sick As The Secrets Within’ e ‘One Assassination Under God’, cantate in coro dal pubblico. Merito anche del ritorno in grande stile di Tyler Bates, produttore e musicista che riporta nel progetto quella tensione elettrica e quell’estetica dark che mancavano al Reverendo da anni. Sul palco è al suo fianco, e la chimica tra i due è evidente. Niente Bibbie strappate, fiamme o eccessi blasfemi: quel Marilyn Manson appartiene a un altro decennio. La scena di questo tour è essenziale ma dal colpo d’occhio potentissimo: croci rovesciate ridotte all’osso, fasci di luci blu e rosse, un minimalismo che esalta il resto. Lui si presenta in total black, elegantissimo persino con una giacca da smoking accesa da due fulmini di strass, cambia pochi abiti ma gioca con gli accessori: gli iconici cappelli, una serie di guanti e un bolero celeste che diventa subito feticcio di serata.  È evidente che oggi Marilyn Manson giochi una partita diversa: è concentrato sulla performance, sulla musica, su ciò che negli ultimi anni era stato soffocato dal rumore delle vicende giudiziarie. Le accuse di violenza domestica, cadute di recente, avevano spostato l’attenzione lontano dai dischi e dai palchi, ma ora la rockstar sembra voler reclamare ciò che gli appartiene. Controverso per definizione, adorato dai fan e respinto da chi non ha mai sopportato il suo immaginario, oggi appare cambiato: più riflessivo, meno incline allo shock gratuito, consapevole del peso della propria storia. Non spaventa più nessuno, ed è quasi un bene, perché a parlare, finalmente, è di nuovo la musica. E la voce regge eccome: lo si è visto all’Alcatraz, lo si conferma a Bergamo, e lo testimonia un ultimo album accolto in modo sorprendentemente positivo dalla critica. Il messaggio è chiaro: il trono del genere non l’ha mai davvero abbandonato. E lo dimostra anche la sua agenda futura. Questo ritorno non finisce a Bergamo: Marilyn Manson ha già annunciato tre date estive in Italia nel 2026 – Ferrara, Roma e Bari – un segnale inequivocabile che la sua seconda vita artistica è appena cominciata. (di Federica Mochi) 
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