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Mafia: Procura Palermo, ‘la messa a posto rientra nel Dna degli uomini di Cosa nostra’

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Palermo, 29 gen. (Adnkronos) – “Nonostante si siano levate delle voci contrarie all’interno di Cosa nostra, le estorsioni, che costituiscono la tipologia di reato che dà luogo al numero maggiore di misure cautelari nei confronti di ‘uomini d’onore’, continuano ad essere la classica attività delle famiglie mafiose, per due ordini di motivi: costituiscono una potente espressione del controllo del territorio; la “messa a posto”, fra l’altro, costituisce un vero e proprio volano dell’economia del territorio di ciascuna famiglia mafiosa, ma non solo], in quanto, oltre alla dazione di denaro, vengono imposti i fornitori, la guardiania ed eventuali sub appalti e sono un’importante voce attiva nelle casse delle famiglie, soprattutto per sostentare le famiglie dei detenuti” Così la Procura di Palermo nella relazione sull’amministrazione giudiziaria 2020 nel distretto di Palermo. “Sono insostituibili per i mandamenti e le famiglie mafiose, che si vogliono riorganizzare dopo aver subito l’attività cautelare di cui si è detto, perché costituiscono la forma più semplice di reato con fine di lucro, che non necessita di interventi esterni di “tecnici” o di una organizzazione complessa”.

“Per tutti questi motivi, si può affermare che la “messa a posto” rientra a pieno titolo nel Dna di Cosa nostra – dice il Procuratore Francesco Lo Voi – si può ragionevolmente presumere che se venisse meno si verificherebbe in breve tempo l’implosione dell’intera associazione criminale, ovviamente da tale valutazione sono esclusi i piccoli e medi esercizi commerciali, la messa a posto dei quali è rimessa alla discrezionalità della famiglia mafiosa territorialmente competente. Non è un caso che anche alla fine degli anni 70 e primi anni 80, quando nelle casse di cosa nostra entravano fiumi di denaro per il traffico di eroina, la messa a posto costituiva una ferrea regola, che non tollerava eccezioni”.

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