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Mafia: arrestato da Dia figlio boss Tano Badalamenti, era latitante da tre anni

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Palermo, 5 ago. (Adnkronos) – Finisce a casa della madre, a Castellammare del Golfo (Trapani), la latitanza di Leonardo Badalamenti, figlio dello storico boss di Cinisi Tano Badalamenti. L’uomo che era ricercato dalla polizia brasiliana si faceva chianare Carlo Massetti. Ad arrestarlo la Direzione Investigativa Antimafia di Palermo, coordinata dal II Reparto “Investigazioni Giudiziarie” della Dia, in collaborazione con lo Scip e la polizia brasiliana, ha arrestato Leonardo Badalamenti, 60enne, secondogenito di Gaetano ‘Tano’ Badalementii, storico boss di Cinisi e capo della Commissione di cosa nostra negli anni ’70, in esecuzione di un mandato di cattura internazionale emesso dall’Autorità Giudiziaria di San Paolo del Brasile. Per l’autorità paulista Leonardo Badalamenti risultava latitante dal 2017, quando gli era stato spiccato un ordine di arresto da parte dell’Autorità Giudiziaria di Barra Funda (Brasile), per associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e falsità ideologica.

Gli investigatori del Centro Operativo della Dia hanno rintracciato il latitante a Castellammare del Golfo, nell’abitazione della madre. Leonardo Badalamenti assieme alla famiglia di origine compreso il padre Gaetano, riconosciuto in seguito mandante dell’omicidio di Peppino Impastato, aveva trovato rifugio in America nei primi anni ’80 per scampare alla guerra di mafia scatenata dai Corleonesi per il controllo di cosa nostra. “Più che di un conflitto si trattò di una vera e propria epurazione, posta in essere attraverso la sistematica eliminazione fisica di tutti coloro che, appartenenti allo schieramento avverso, potevano rappresentare un ostacolo ai progetti di conquista “Totale” della mafia da parte di Riina, Provenzano e Bagarella – dicono gli investigatori – A partire dalla cattura di Salvatore Riina e in seguito, di tutti i suoi più fedeli e feroci accoliti, si è assistito ad un silenzioso e progressivo rientro in patria dei discendenti superstiti delle famiglie mafiose scappate”.

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