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Inchiesta arbitri: dagli indagati alle pressioni Var e designazioni ‘pro-Inter’, cosa sappiamo finora

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(Adnkronos) – Il calcio italiano è di nuovo nel caos. Il designatore degli arbitri di Serie A e B, Gianluca Rocchi, è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva, in relazione ad alcuni episodi della stagione 2024/25: nelle scorse ore gli è stato notificato un avviso di garanzia. Ma cosa sta succedendo in Serie A? Per quanto riguarda Rocchi, l'accusa è di aver fatto pressioni su alcuni arbitri e di aver scelto direttori di gara graditi all'Inter. Ecco cosa sappiamo finora sull'inchiesta, condotta dal pubblico ministero milanese Maurizio Ascione e scattata in seguito a un esposto nell'estate dello scorso anno. I fatti al centro dell'inchiesta si rifanno alla passata stagione. Al centro ci sono alcune partite di Serie A (Udinese-Parma e Bologna-Inter), la semifinale di Coppa Italia di ritorno Inter-Milan e Salernitana-Modena di Serie B. Gli investigatori vogliono vederci chiaro anche su Inter-Verona del 2023-24: in particolare per l'episodio della gomitata di Bastoni a Duda. 
Tra gli indagati, oltre al designatore Rocchi, anche il supervisore Var Andrea Gervasoni.  Tutto viene fuori da una denuncia nella primavera 2025 dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca ad Antonio Zappi, ex presidente degli arbitri, che inoltrò la segnalazione alla Procura della Figc. Il procuratore federale Giuseppe Chinè aveva però ritenuto che non ci fossero gli elementi sufficienti per proseguire, optando per l’archiviazione. Per l'archiviazione è necessario l’avallo della Procura generale dello Sport del Coni, presieduta da Ugo Taucer, che aveva confermato. Ora anche Taucer ha chiesto a Chiné di farsi inviare gli atti da Milano. L'inchiesta della Figc, ora, può però essere riaperta. Ieri la procura federale ha chiesto gli atti alla Procura della Repubblica di Milano. Rocchi è indagato per concorso in frode sportiva. Ma di cosa si tratta? Questo reato si configura quando si offre o promette denaro, altra utilità o vantaggio, a qualcuno dei partecipanti a una competizione organizzata dalle federazioni riconosciute dal Coni, dall’Unire o da altri enti sportivi riconosciuti dallo Stato. Lo scopo? Raggiungere un risultato diverso da quello relativo al corretto e leale svolgimento della competizione. Si tratta di un reato punito con la reclusione da due a sei anni e con multa fino a 4mila euro.  
In questa situazione, l'Inter rischia qualcosa? Al momento no, visto che nell’inchiesta non risultano coinvolti o indagati tesserati o dipendenti del club nerazzurro.  
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