**Giustizia: Prosperetti (Consulta), ‘su memoria vittime terrorismo e mafia urge normativa unica’**
Roma, 28 feb. (Adnkronos) – “Trattare in modo così diverso chi ha sacrificato la propria vita per il dovere e le Istituzioni è veramente la più grave delle violazioni dell’articolo 3 della Costituzione, di quel principio di uguaglianza formale e sostanziale di cui la Repubblica è e deve essere garante”. Così intervenendo presso il Centro Studi Americani di Roma, alla presentazione del libro, ‘Ritratti del coraggio. Lo Stato italiano e i suoi magistrati’ il giudice costituzionale Giulio Prosperetti ha commentato il caso di Antonino Giannola, presidente del Tribunale di Nicosia, primo magistrato ad essere assassinato il 26 gennaio 1960 in Italia.
E’ forte l’esigenza di una normativa organica e unica sul tema del riconoscimento e della memoria delle vittime del terrorismo e della mafia, attualmente non garantito a causa dei blocchi distinti con previsioni separate che generano un vuoto di tutela per chi è stato assassinato da vittima del dovere dal primo gennaio del 1961: “Ai familiari superstiti dei magistrati caduti ‘nell’adempimento del dovere’ lo Stato italiano riconosce una serie di giusti benefici, ma di tali provvidenze non hanno potuto godere, sinora, i familiari superstiti di Giannola”, ricorda il giudice costituzionale.
“A differenza dei familiari superstiti degli altri magistrati, i figli del dott. Giannola non hanno mai ottenuto alcun beneficio dalla Repubblica. Esiste una plausibile ragione? No, considerato che l’unico ostacolo che si frappone è la circostanza che il Dpr 7 luglio 2006, n. 243 abbia limitato il riconoscimento agli ‘eventi verificatisi sul territorio nazionale dall’1 gennaio 1961’, mentre il presidente Giannola cadde, sì, ‘vittima del dovere’, ma il 26 gennaio 1960. Soltanto il 15 dicembre 2018, il Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati ha deliberato, all’unanimità, di aggiornare l’elenco delle Rose Spezzate, aggiungendo al nome degli altri magistrati assassinati, anche quello di Antonino Giannola. Tardi – commenta Prosperetti – ma lo ha fatto. Il riconoscimento da parte dello Stato trova, invece, ancora ostacolo in un termine del citato Regolamento, che già da molti anni avrebbe dovuto essere modificato”, conclude il giudice costituzionale.

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