Giustizia: i magistrati del coraggio raccontati al Centro studi americani di Roma
Roma, 28 feb. (Adnkronos) – Magistrati che hanno sacrificato la loro vita per dare un futuro al nostro Paese, ma di cui frequentemente si ignorano perfino i nomi, quando invece “è sempre l’individuo che cambia le cose”. Così il magistrato Stefano Amore è intervenuto presso il Centro Studi Americani di Roma, presentando il libro, ‘Ritratti del coraggio. Lo Stato italiano e i suoi magistrati’, di cui è curatore ed in cui insieme ad altri colleghi ripercorre le vicende umane e professionali di 28 magistrati assassinati. Tra i presenti all’evento, Giulio Prosperetti, giudice della Corte costituzionale e il sottosegretario di stato agli affari esteri, Benedetto Della Vedova.
Obiettivo del libro, secondo Amore, far sì che al di là della contingenza storica, i valori della legalità possano assumere un significato universalmente riconosciuto e condiviso nel mondo; motivo questo per cui “l’edizione in lingua italiana è stata affiancata da una edizione in lingua inglese del libro”. Tra le storie di coraggio emerge in particolare la descrizione della figura di Antonino Giannola, presidente del tribunale di Nicosia ucciso il 26 febbraio 1960, della cui figura era stato perso il ricordo. Solo nel dicembre del 2018, il suo nome é infatti stato inserito nell’elenco delle Rose Spezzate dell’Anm, che raccoglie i nomi dei magistrati uccisi.
Il libro ‘Profili di coraggio’ illustra un “quadro che ci riempie di orgoglio, di magistrati che senza esitazione decisero di fare la cosa giusta”; fatto oggi “in congruenza all’esigenza reale del Paese di difesa, libertà, democrazia e stato di diritto”, commenta intervenendo alla presentazione il sottosegretario di stato agli affari esteri Benedetto Della Vedova ricordando che “i valori che hanno ispirato queste vite sono universali. Per molto tempo il nostro paese è stato considerato terra di mafia. In una narrazione stereotipata”, un immaginario distorto del nostro paese soprattutto guardando a chi “ha compiuto l’estremo sacrificio”.
L’Italia piuttosto, ha ricordato Della Vedova, anche “grazie alla comprensione che Falcone ebbe della transnazionalità dei fenomeni delittuosi” è “un attore autorevole della diplomazia giuridica”, “paese destinatario di numerose richieste di assistenza tecnica”, in una “sapiente condivisione della cultura della legalità.

I commenti sono chiusi.