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Gaza, Israele: “Ore contate per Hamas a Rafah”. Netanyahu: “Avanti con guerra”

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(Adnkronos) –
Israele sta per assestare un colpo decisivo a Hamas: l'esercito è sul punto di "smantellare" la Brigata Rafah dell'organizzazione, in una fase cruciale dell'operazione militare a Gaza. Il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa (Idf), Herzi Halevi, ha reso noto che Israele ha ottenuto "risultati molto significativi nei combattimenti a Rafah". "Ciò si riflette nel numero di terroristi uccisi, così come nelle infrastrutture e nei tunnel distrutti", ha affermato durante una visita alla città nel sud della Striscia di Gaza. "Ci stiamo chiaramente avvicinando al punto in cui possiamo dire di aver smantellato la Brigata Rafah. E' sconfitta non nel senso che non ci siano più terroristi, ma nel senso che non può più funzionare come struttura di combattimento", ha aggiunto, sottolineando che "molti" degli operativi della Brigata Rafah sono stati uccisi. Nelle stesse ore, le Forze di difesa israeliane hanno annunciato l'uccisione di Muhammad Salah, responsabile dei progetti e dello sviluppo delle armi nel quartier generale di Hamas. Salah è stato ucciso in un raid aereo nella Striscia di Gaza seguendo le indicazioni dell'intelligence israeliana, hanno spiegato le Idf. Saleh ''comandava un certo numero di squadre terroristiche di Hamas che lavoravano allo sviluppo di armi'', hanno precisato i militari israeliani. Gaza rimane il fronte principale per Israele, mentre rimane altissima la tensione al confine settentrionale con il Libano, dove rimangono accesi i riflettori su Hezbollah. "Non porremo fine alla guerra fin quando non riporteremo a casa tutti gli ostaggi" e "finché non avremo eliminato Hamas e fatto tornare gli abitanti del sud nelle loro case, al sicuro", ha detto alla Knesset il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha inviato l'ennesimo messaggio all'Iran, 'sponsor' di Hezbollah: "A qualsiasi prezzo e in qualsiasi modo fermeremo le intenzioni dell'Iran di distruggerci".  
Le parole di Netanyahu non sono passate inosservate a Washington. "Un continuato impegno militare a Gaza è solo la ricetta per un continuato conflitto, instabilità e insicurezza per Israele", ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, Matthew Miller, esprimendo le perplessità americane di fronte alle dichiarazioni di Netayahu, che continua a fare riferimento ad un generalizzato controllo di sicurezza israeliano su Gaza una volta conclusa la guerra. Gli Stati Uniti, inoltre, inviano segnali relativi al potenziale fronte settentrionale: gli Usa non saranno in grado di aiutare Israele a difendersi in una eventuale guerra complessiva con Hezbollah così come invece avevano fatto lo scorso aprile durante l'attacco con i droni dell'Iran, ha affermato il capo degli stati maggiori riuniti, Charles Brown, ribadendo che da Washington si continua a consigliare a Israele di evitare di aprire un fronte contro il sud del Libano. L'Iran, ha aggiunto, "sarà più orientato a sostenere Hezbollah, soprattutto se ritengono che sia particolarmente minacciato". Una offensiva militare di qualsiasi tipo israeliana in Libano rischia di scatenare una guerra su più vasta scala, e di mettere le forze americane in pericolo. La sicurezza delle forze Usa è la priorità del Pentagono.  —internazionale/[email protected] (Web Info)

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