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Farmaci, Del Re (UniCamillus): “Con Adc tecnologia innovativa mirata su mieloma multiplo”

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(Adnkronos) – “L’acronimo Adc ovvero Antibody drug conjugates è la nuova frontiera dei trattamenti farmacologici nei tumori solidi e non, che sfruttano una tecnologia innovativa e assolutamente interessante. Si tratta di un chemioterapico agganciato ad un anticorpo con una particolarità chimica molto intrigante, e proprio per tale motivo questa tipologia di farmaco permette una selezione delle cellule tumorali e il rilascio del chemioterapico all'interno della cellula stessa, potenziandone l’efficacia e riducendone la tossicità”. Lo ha detto Marzia Del Re, professoressa alla Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences, all’evento ‘Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction’, promosso oggi a Roma da Gsk e Adnkronos, con il patrocinio di Farmindustria.   “La particolarità del prodotto italiano è un Adc che si è sviluppato per il trattamento del mieloma multiplo, andando direttamente a colpire un recettore presente solo su quel nucleo – spiega Del Re – Questo recettore è una proteina coinvolta nei fenomeni di proliferazione, un processo biologico importante per quel tipo di cellule. Il meccanismo d'azione prevede non solo l'inibizione di questo recettore, ma anche l'internalizzazione dello stesso con il farmaco, il rilascio del citotossico all'interno della cellula di mieloma e quindi l'apoptosi cellulare", quindi la morte della cellula tumorale, con "una serie di effetti a livello immunologico, con un’attivazione del sistema immunitario che va ad aggredire lo specifico raggruppamento”.    Sui possibili sviluppi della piattaforma tecnologica per la produzione di anticorpi monoclonali coniugati a farmaco, Del Re osserva che, “in merito alle patologie oncologiche assisteremo in futuro a una ingegnerizzazione ancora maggiore di questi Adc: saranno bi-specifici che andando a colpire due recettori contemporaneamente; oppure avremo Adc che portano due chemioterapici differenti e collegati all'anticorpo proprio per provare a sviluppare farmaci che tentano di contrastare i meccanismi di resistenza. Quanto agli sviluppi non oncologici invece – prosegue l'esperta – sfruttando sempre lo stesso meccanismo, si stanno sviluppando queste strategie in patologie infettive quindi prendendo di mira il batterio, il virus e rilasciando al suo interno un antibiotico o un antivirale". Si sta studiando anche l'impiego "in malattie rare, malattie genetiche, malattie autoimmuni, malattie infiammatorie e malattie neurodegenerative. Laddove c'è un target specifico – conclude – l'Adc lo può riconoscere e funziona benissimo entrando all'interno della cellula target e rilasciando il chemioterapico”. 
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