**Elezioni: Ponti, ‘programmi? La tendenza è spendere, ma serve chiarezza coperture’**

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Milano, 17 ago. (Adnkronos) – La flat tax di Fratelli di Italia rischia di essere iniqua e incostituzionale; il reddito di cittadinanza dei Cinquestelle può essere uno strumento di forza contrattuale; il taglio del cuneo fiscale con l’inserimento di una mensilità in più in busta paga, proposto dal Pd, è una buona idea di fondo, ma manca di indicazioni sui servizi che andrebbero tagliati per consentirne il finanziamento. Questo il parere sui programmi elettorali dei partiti in vista delle elezioni del prossimo 25 settembre di Marco Ponti, docente e ricercatore del Politecnico di Milano, esperto del Cipe, già consigliere economico di diversi ministri, oltre che consulente della Banca Mondiale, della Commissione europea, dell’Ocse e membro del comitato scientifico della Wold conference of transport research society.

In campagna elettorale, spiega l’economista all’Adnkronos, “assistiamo alla solita commedia: i politici promettono tutto e il contrario di tutto, ma non dicono come pensano di trasformare in realtà i programmi”. In questo modo “persino la credibilità delle critiche si indebolisce perché non c’è nessuna garanzia che i programmi verranno poi effettivamente realizzati”. In ogni caso, “la tendenza che appare chiara da parte un po’ di tutti quanti è quella di ‘spendere, spendere, spendere’ e ‘più soldi per tutti’, mentre mi sarei aspettato un segnale di prudenza, considerato che dopo le elezioni le promesse elettorali andranno a scontrarsi contro un debito pubblico ancora più pesante”.

Andando ad analizzare i contenuti economici dei programmi lanciati dai partiti, Ponti osserva che “il modello di flat tax di Fratelli d’Italia, come già hanno osservato due esperti come Tito Boeri e Roberto Perotti, sembra essere regressivo, ma dal momento che la Costituzione prevede che il sistema fiscale debba essere invece progressivo, potrebbe non essere accettabile”. Inoltre, “il fatto che per le destre la progressività sia destinata a diminuire solleva qualche perplessità, considerato che negli ultimi anni in Italia le diseguaglianze sociali sono molto aumentate. Proporre un modello fiscale che le aumenta ulteriormente non può che lasciare perplessi, senza dover necessariamente essere di sinistra”.

Sul reddito di cittadinanza sul quale punta il M5s, insieme al salario minimo, per il professore si tratta di “progetti nobilissimi, ma bisognerebbe capire quali sono le coperture”. Nel senso che, “come misura di contrasto alle diseguaglianze sociali mi troverebbe anche d’accordo, ma occorrerebbe sapere come si intenda finanziarlo, altrimenti rischia di rimanere una promessa vuota”. E sarebbe un peccato perché potrebbe rappresentare un sistema per incrementare la forza contrattuale dei lavoratori: “Se si alzassero gli stipendi, probabilmente sarebbe anche meno difficile reperire il personale”. Quanto al taglio del cuneo fiscale, con l’inserimento in busta paga di una mensilità in più, proposta dal Pd, infine, “anche qui servirebbe una chiara indicazione sui tagli previsti o sulla intenzione di operare in deficit”. In altre parole, “dare soldi alla categorie più sfavorite è sempre condivisibile in sé e non c’è nulla in contrario a politiche che migliorino la distribuzione del reddito e diminuiscano il costo del lavoro, ma è fondamentale sapere dove si intendano prendere i soldi”. Perché da lì dipende, in gran parte, la bontà o meno di un programma.

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