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Curricula sempre più redatti con intelligenza artificiale, boom di strafalcioni

(Adnkronos) – Il ricorso all'intelligenza artificiale è sempre più diffuso nella redazione dei curricula che a decina di migliaia vengono recapitati alle aziende da parte dei candidati. La conseguenza è che i cv di oggi sono pieni di strafalcioni: in crescita negli ultimi mesi i casi di posizioni lavorative inventate (secondo il 25% dei pareri) poiché l'algoritmo tende sempre a rendere più appetibile la persona che sta descrivendo. Inoltre, sopravvalutarsi un po' è ormai una consuetudine ma, in caso di informazioni potenzialmente alterate, 2 pmi su 3 incrociano i dati con quelli dei profili social dei candidati per capire con chi hanno a che fare, e anche l'originalità è molto apprezzata (61%) perché non puoi ottenerla con l'AI. Sono alcuni dei dati che emergono dall'ultima analisi dell'Osservatorio 'Evolution forum business school sulle pmi', ideato dal formatore Gianluca Spadoni su un panel di oltre 2000 micro e piccoli imprenditori. Secondo l'analisi, la percentuale di curricula creati con l'AI è cresciuta negli ultimi 2 anni di oltre il 30% e ha alcune caratteristiche peculiari.  In netto aumento gli strafalcioni: avendo tra le mani un algoritmo che tende a parlare in maniera più positiva possibile, alcune delle esperienze lavorative inserite vengono facilmente modificate (25%) o, addirittura, ne vengono aggiunte di nuove (22%) per rendere più appetibile la presentazione del candidato. Aumentano anche gli errori di grafica/impaginazione delle varie sezioni (17%) e spesso sono evidenziati in maiuscolo e in grassetto elementi non così significativi (15%) e il motivo è che manca la revisione umana (14%). Per lo stesso motivo capita che ci si dimentichi di inserire le informazioni fondamentali, come il recapito telefonico (12%) e indirizzo mail di riferimento (10%).  "Una delle cose che gli imprenditori ci stanno ripetendo è che capiscono che i cv siano stati scritti con l'AI per l'eccessivo utilizzo di parole chiave che compaiono tantissime volte", spiega il formatore Gianluca Spadoni, direttore dell'Osservatorio 'Evolution forum business school sulle pmi'. Le ripetizioni, soprattutto di alcune espressioni, sono un altro dei problemi dei curricula presentati oggi (8%). La verifica umana è necessaria anche per evitare skills troppo generiche che non vanno dritte al punto, come evidenziato dalle pmi (7%). Il selezionatore sceglie se approfondire o no un CV in meno di 10 secondi (fonte: Osservatorio HR Polimi) e di conseguenza le descrizioni troppo generiche e ripetitive potrebbero portare a scartare un candidato.  E ancora, al giorno d'oggi è sempre più importante la personalizzazione a seconda della posizione e dell'azienda a cui si invii il cv: le pmi segnalano l'aumento di presentazioni troppo generiche e che non valorizzano le competenze adatte a quella per cui ci si sta applicando (6%). E' capitato che alcune aziende che utilizzano strumenti di rilevazione automatica dei CV non riescano a leggere quelli inviati proprio perché sono stati creati tramite AI (3%), è quanto emerge dalla ricerca. "In questa situazione è inevitabile che le aziende si fidino meno dei candidati e che, in caso di informazioni dubbie, vadano ad incrociare i dati coi profili social, Facebook, Instagram, Linkedin, ma anche Tik Tok per comprendere chi abbiano veramente di fronte. Una delle cose che viene maggiormente apprezzata nei cv di oggi è l'originalità associata, ovviamente, alle competenze reali che uno possiede, è la risposta del 61% delle pmi interpellate dall'Osservatorio Evolution Forum sulle pmi. Per esempio, se un candidato invia un video di presentazione (1 minuto e mezzo massimo) in cui spiega il proprio percorso e i suoi prossimi obiettivi lavorativi dimostra di aver coraggio e di non avere problemi a esporsi e fa anche risparmiare tempo ai selezionatori (per il 33% delle aziende interpellate). E, inoltre, non può farlo con l'AI. I social non bastano per essere scelti, ma bastano eccome per essere scartati. In un mondo che tende a standardizzarsi vince e vincerà sempre di più l'autenticità. Anche perché lo scopo di un curriculum non è solo trovare un lavoro, ma trovare un posto in cui rimanere, crescere, e magari anche essere felici lavorando. E partire 'simulando' è decisamente sconveniente", conclude Spadoni. 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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