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Covid: Codogno un anno dopo – volontaria Croce Rossa, ‘non dimentico sguardi di chi chiedeva aiuto’ (2)

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(Adnkronos) – Difficile dimenticare il primo turno con il Covid che cambia ogni aspetto del lavoro: dalla vestizione – la tuta da indossare sopra la divisa, e poi i calzari, la visiera, la mascherina e i doppi guanti – alla necessità di sanificare l’ambulanza. “Quel giorno, nei vari interventi di soccorso, si è reso necessario per due volte la Cpap, una maschera per la ventilazione: nella mia esperienza l’avevo vista utilizzare forse due volte. Dalla centrale operativa ci chiedevano di controllare il saturimetro perché i parametri erano particolarmente preoccupanti, ma la strumentazione funzionava, non era lì il problema. Lì abbiamo capito che non sarebbe stato facile” combattere un virus che ha tolto tanto, ma non l’umanità.

“Ho trovato tantissima comprensione. Ora che la situazione non più così drammatica come a febbraio o marzo e siamo tornati quasi alla normalità, cerco di fare ancora più attenzione a quello che la gente prova, se già osservavo prima adesso cerco di farlo di più. C’è anche una complicità maggiore tra colleghi”, dice la volontaria della Croce Rossa che ha appena ricevuto la seconda dose di vaccino.

“Non ho mai avuto dubbi, è un gesto di responsabilità anche verso gli altri e credo che ognuno debba fare la propria parte. Anche a Codogno c’è qualche negazionista e mi dispiace perché ha visto da vicino il Covid, se ha risparmiato i suoi cari ha scorto il dolore e la perdita nelle case degli altri. Mi fa rabbia sentire certe cose, è una mancanza di rispetto per le tante famiglie che non hanno avuto la fortuna di uscirne indenni”, conclude Laura Grazioli.

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