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Covid: Codogno un anno dopo – la barista, ‘la gente è esasperata, si torni a normalità’

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Milano, 19 feb. (Adnkronos) – “La gente ha sofferto, è esasperata. Ha rispettato tutte le limitazioni del lockdown, ma ora ha bisogno di normalità”. Mariella Cipollini, titolare assieme alla cugina Ermina Cavalli del Bar Centrale di Codogno, affacciato su piazza XX Settembre, racconta così lo stato d’animo dei codognini a un anno dall’istituzione della prima zona rossa anti-Covid in una decina di Comuni del Lodigiano. Un’esperienza “traumatica”, dice la barista all’Adnkronos. “Tutto completamente chiuso, nessuno che girava per strada e le uniche code in farmacia e negli alimentari. E’ stato un momento brutto -ricorda- e la gente aveva paura. I codognini si sono comportati molto bene e sono stati molto bravi a rispettare il lockdown”.

Ma dopo un anno di tira e molla, fra allentamenti e restrizioni, zone rosse e zone gialle, la situazione “comincia a essere veramente pesante e la gente è stufa”. A questo punto “ci vorrebbe una regolamentazione un po’ più blanda, mantenendo le distanze e magari con soste limitate nei locali”, continua la titolare del Bar Centrale. Bar arrivato alla terza generazione. Aperto dal nonno e portato avanti dalle zie, il locale è stato rilevato nel febbraio 2020 dalle cugine Mariella ed Erminia. “Il 13 febbraio abbiamo firmato l’atto notarile del passaggio di proprietà e il 23 febbraio ci hanno chiuso”.

Il locale è stato poi riaperto a giugno, con tutte le misure di prevenzione e sanificazione. “Noi siamo due nuove imprenditrici che avevano voglia di fare il lavoro che per noi è di una vita. La voglia di lavorare era ed è tanta. Ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette: ‘siamo qui, siamo a cavallo, cavalchiamo’. Avevamo investito e siamo andate avanti”, dice Mariella Cipollini. Ora la titolare del bar spera in un miglioramento della situazione sanitaria. L’unico modo perché l’economia possa ripartire. Anche perché i ristori sono riusciti a malapena a garantire la sussistenza. “I ristori sono arrivati, ma sono ridicoli. Ci siamo pagate i contribuiti e le utenze. Ma non ci sono bastati per pagare l’affitto”, conclude.

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