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Conti pubblici, la partita dei decimali: mercoledì doppio verdetto Eurostat e Dfp in Cdm

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(Adnkronos) –
Doppia partita domani per i conti italiani tra la pubblicazione del Documento di economia e finanza del governo e il verdetto Eurostat che certificherà o meno l'uscita dell'Italia dalla procedura anti-deficit. Una partita che la maggioranza vorrebbe giocare sul filo dei decimali che muovono l'asticella del deficit-pil per effetto o per difetto verso il valore principale.  Dalla chiusura della procedura Ue dipende il margine di manovra della Finanziaria d'autunno: sia perché l'Italia uscirebbe dal monitoraggio stringente di Bruxelles sia perchè potrebbe accedere alla flessibilità sui vincoli della spesa primaria per le spese per difesa e sicurezza. Ad ogni modo – procedura o non procedura – il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha messo sul tavolo dell'Eurogruppo già a marzo la richiesta di flessibiltà sui conti per le circostanze eccezionali della guerra in Medio Oriente, nuova incognita che pesa sull'economia globale. Richiesta al momento respinta da Bruxelles.  
L'Italia arriva all'appuntamento di domani certa di aver fatto i compiti a casa, impegno riconosciuto anche dalle agenzie di rating che hanno alzato i rating come non accadeva da anni e dai mercati facendo scendere lo spread. “Speriamo bene, noi ce l'abbiamo messa tutta per tenere in equilibrio i conti pubblici”, ha detto il vice ministro all’Economia Maurizio Leo a margine della Conferenza nazionale Antifrode organizzata dall’Adm allo Spazio Mastai. “Attendiamo" l'Eurostat "l’impegno del governo è stato massimo”, ha scandito. Domani alle 12 dovrebbe tenersi il Consiglio dei ministri chiamato ad approvare le nuove stime macro e di finanza pubblica del Dfp, il Documento di finanza pubblica, che ha sostituito il Def. Previsioni che sul fronte della crescita sconterebbero le nuove incertezze globali per gli effetti negativi sull'economia dovuti alla guerra in Medio Oriente. Già la Banca d'Italia e il Fondo monetario internazionale hanno tagliato il pil di quest'anno allo +0,5% entrambi. Il nodo è quindi il rapporto deficit-pil che riducendosi la crescita rischia di crescere rispetto alle stime: l'Istat nelle ultime revisioni ha indicato 3,1% per il 2025. Ma dalla maggioranza emergono svariate simulazioni a partire dalla valutazione che possa bastare un livello del 3,049% deficit-pil che per difetto sarebbe arrotondato a 3% per intavolare una trattativa con l'Ue. Considerando che 0,1% di deficit-pil equivale in valori assoluti a 2,2 mld circa, ne consegue che lo 0,001 che farebbe la differeza sarebbe pari a circa 22 milioni. Ad ogni modo le regole Ue prevedono un livello inferiore al 3%, quindi eventualmente al 2,99% di deficit-pil. Ma la partita, fanno notare all'Adnkronos fonti qualificate, non andrebbe giocata sul filo dei decimali, soggetti di continuo a revisione fino al dato a consutivo. Il Trattato prevede infatti che la decisione finale di uscita o meno dal braccio preventivo della procedura per deficit eccessivo spetti alla Commissione, quindi non sarebbero i decimali soggetti a revisione a fare la differenza. (di Luana Cimino) 
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