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**Conti pubblici: Istat, in 2022 pressione fiscale sale al 43,5% con boom entrate**

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Roma, 1 mar. – (Adnkronos) – Per via di un aumento delle entrate totali delle Amministrazioni pubbliche (cresciute del 7,9% rispetto all’anno precedente e con una incidenza sul Pil pari al 48,8%) nel 2022 la pressione fiscale nel nostro paese è salita al 43,5%, in aumento di 0,1 punti rispetto all’anno precedente (ma di 1,3 sul 2019), per effetto della crescita delle entrate fiscali e contributive (+7%) superiore rispetto a quella del Pil a prezzi correnti (+6,8%).

I dati appena diffusi dall’Istat mostrano che le entrate correnti hanno registrato un aumento del 7,1%, attestandosi al 47,9% del Pil. In particolare, le imposte dirette sono cresciute dell’8,5%, principalmente per l’aumento dell’IRPEF e dell’IRES. Le imposte indirette hanno registrato una crescita anch’essa marcata (+6,3%), con aumenti significativi del gettito IVA – sostenuto dall’incremento dei prezzi al consumo – dell’IRAP e dell’imposta sul Lotto e lotterie. In calo, invece, l’imposta sull’energia elettrica per effetto della riduzione delle aliquote di alcune accise. In crescita rispetto al 2021 risultano anche i contributi sociali effettivi (+6,4%), la produzione vendibile e per uso proprio (+7,9%) e le altre entrate correnti (+7,9%).

L’aumento delle entrate in conto capitale (+77,5%) è dovuto principalmente alla crescita delle altre entrate in conto capitale e, in particolare, dei contributi agli investimenti dall’Unione europea relativi al PNRR. Sul fronte uscite, quelle totali delle Amministrazioni pubbliche sono invece aumentate del 5,9% e in rapporto al Pil sono pari al 56,8%. Al loro interno, le uscite correnti sono cresciute del 7,1% principalmente per la dinamica degli interessi (+30,6%, era +11,1% nel 2021), dei consumi intermedi (+4,5%) e dei redditi da lavoro dipendente (+5,8%) che risentono della contabilizzazione dei rinnovi contrattuali nel settore pubblico. Registrano +2,3% le prestazioni sociali in denaro per via dell’incremento della spesa per pensioni e rendite del 3,6% e di una riduzione dell’1,2% della spesa per le altre prestazioni sociali in denaro, in buona parte determinata dal significativo calo degli assegni di CIG (-81,5%). In crescita anche le altre uscite correnti (+18,9%), soprattutto per l’aumento dei contributi alla produzione. Questi ultimi includono la registrazione dei crediti di imposta per le spese energetiche.