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Compagnie aree sotto pressione tra caro carburante e calo domanda: cosa hanno fatto e cosa possono fare

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(Adnkronos) – La tregua fragile in Medio Oriente pesa sulle compagnie aree quasi al pari della guerra. Provate da sei settimane di guerra contro l'Iran, le aviolinee sono corse ai ripari riducendo le rotte e rialzando i prezzi dei biglietti, ma il caro carburante non dà tregua e i clienti, diffidenti, ci pensano due volte prima di programmare un viaggio. Una situazione che potrebbe protrarsi anche se la fragile tregua dovesse reggere. I vettori hanno in gran parte sospeso i voli nella regione del Golfo; Air France ha annunciato questa settimana che avrebbe prorogato le sospensioni fino al 3 maggio, una decisione che, secondo una fonte citata dall'Afp, era stata presa prima del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.  Senza alcuna certezza che i prezzi del carburante per aerei torneranno ai minimi pre-bellici, gli amministratori delegati si trovano a dover ripensare i piani di espansione e gli ordini di aerei. “Il settore aereo sta subendo due shock simultanei: il forte aumento dei prezzi del carburante, che rappresenta la prima o la seconda voce di spesa più importante per un vettore, e uno shock della domanda, con i passeggeri che decidono di aspettare e vedere come si evolve la situazione”, sottolinea Paul Chiambaretto, professore ed esperto di aviazione presso la Montpellier business school in Francia.  Il carburante per aerei, che costava circa 830 dollari a tonnellata prima dello scoppio della guerra, ha superato i 1.800 dollari a tonnellata all'inizio di aprile, e mercoledì era ancora a 1.786 dollari. Ne consegue che il carburante che rappresenta solitamente dal 25 al 30% dei costi operativi di una compagnia aerea, ai prezzi attuali rappresenta il 45%.  Per mantenere la redditività, i prezzi dei biglietti sono stati aumentati e alcune rotte dove gli aerei non volano regolarmente sono state sospese o addirittura cancellate. Vietnam Airlines è arrivata addirittura a cancellare circa 20 voli nazionali a settimana a partire da aprile, a causa della carenza di carburante per aerei e molte compagnie aeree hanno già imposto supplementi carburante che potrebbero rivelarsi permanenti. Cathay Pacific ha aumentato i costi aggiuntivi più volte da febbraio. Il tutto mentre emerge un trend di calo della domanda per l'incertezza legata alla guerra. "Penso che le persone che inizialmente avevano in programma di recarsi in Medio Oriente o di sorvolare il Medio Oriente per le loro vacanze si stanno adesso rivolgendo al Portogallo, la Spagna, il sud della Francia e l'Italua" dice all'Afp il patron di Ryanair, Michael O'Leary.  Inoltre la guerra sta mettendo a dura prova il modello economico dei grandi hub mediorientali, che dipendono da un flusso costante di passeggeri sui voli a lungo raggio da e verso le Americhe, l’Europa e l’Asia. Da allora, i vettori europei e asiatici che dispongono di aerei a lungo raggio hanno avviato voli diretti tra le due regioni, aggirando completamente gli hub del Golfo. Anche dopo la riapertura, è improbabile che gli aeroporti tornino presto alla piena capacità, e solo se i prezzi del carburante scenderanno come sperato. Willie Walsh, direttore dell'Associazione internazionale del trasporto aereo (Iata), ha avvertito questa settimana che, se il cessate il fuoco avrà successo, ci vorranno comunque mesi prima che le forniture e i prezzi del carburante per aerei tornino alla normalità. “Non credo che succederà nel giro di poche settimane”, ha detto Walsh. 
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