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Claudio Baglioni compie 70 anni, una vita di musica

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(Adnkronos) – Claudio Baglioni, “un cantastorie dei nostri giorni”, come recita il titolo del suo secondo disco, compie 70 anni domenica prossima, 16 maggio. Il cantautore nato nel 1951 nel quartiere romano di Montesacro (da qui nasce la sua canzone “’51 Montesacro”), nel suo mezzo secolo di carriera – 16 album originali, 12 album dal vivo, 3 album da interprete e numerose raccolte vendute in oltre 60 milioni di copie – è sempre stato un irregolare nel mondo della musica leggera.

La canzone d’autore, forse, non gli ha mai perdonato lo straordinario successo che ha avuto. Un successo di popolo, in cui generazioni – senza guardare a inutili classificazioni, soprattutto quando andava di moda l’impegno e la militanza politica – si sono rispecchiate “strada facendo” nelle sue canzoni d’amore, nelle sue storie della giovinezza e in quelle della sua maturità, ma anche nelle sue ‘narrazioni’ dei temi sociali che di volta in volta sentiva e nel suo costante racconto della “vita è adesso”. E da “cantautore del popolo”, tra serenate, memorie dolorose e piene di speranza, illusioni e delusioni, ha coniato anche, grazie a uno dei suoi primi concerti negli stadi, nel 1981 con il tour “Alè-oò”, un canto che è diventato l’inno di tanti tifosi nel mondo.

Baglioni si è affermato con il terzo album “Questo piccolo grande amore” (1972), il cui brano eponimo si è rivelato uno dei successi più ampi e duraturi nella canzone d’autore italiana: al Festival di Sanremo del 1985 venne eletto “Canzone del secolo”. L’attitudine a interpretare ed esprimere sentimenti diffusi tra gli adolescenti (“Quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che m’immaginavo tutto…”) si è accompagnata, con il passare del tempo, a una sempre più matura e articolata sensibilità musicale, come testimoniano brani, ad esempio, come “I vecchi”, “Le ragazze dell’est”, “Avrai”, “Notti”, “Fotografie”, “Uomini persi”, “Dagli il via”, “Mille giorni di me e di te”, “Io sono qui”, “Sono io”.

Dopo le prime canzoni come “Signora Lia” e “Interludio” (1968), l’album d’esordio da Rca semplicemente intitolato “Claudio Baglioni” (1970) e poi l’album “Un cantastorie dei giorni nostri” (1971), il cantautore ha registrato le canzoni della colonna sonora del film “Fratello sole e sorella luna” del regista Franco Zeffirelli, uscito nel 1972, lo stesso anno dell’affermazione definitiva con il grande successo popolare del concept album “Questo piccolo grande amore”, scritto inizialmente come una sorta di sceneggiatura cinematografica.

Negli anni seguenti, oltre a nuovi album (“E tu…”, 1974; “Sabato pomeriggio”, 1975; “Solo”, 1977; “E tu come stati?”, 1978), Baglioni ha realizzato registrazioni e tournée in vari paesi europei e ha collaborato con musicisti e complessi di diversa estrazione, da Montserrat Caballé a Peter Gabriel, dalla London Symphony Orchestra a Vangelis.

Se le prime esibizioni dal vivo avevano rivelato un rapporto talvolta difficile con il pubblico, i tour e i dischi a partire dagli anni Ottanta (“Strada facendo”, 1981; il tour Alé-óó del 1982; “La vita è adesso”, 1985; “Oltre”, 1990; “Io sono qui”, 1995; “Da me a te”, 1998; “Viaggiatore sulla coda del tempo”, 1999; “Sono io, l’uomo della storia accanto”, 2003) hanno raccolto consensi sempre più vasti e confermato la popolarità del suo stile, capace di evolversi e di interpretare con un linguaggio originale i cambiamenti in atto. Nella sua carriera si è esibito in oltre 2 000 concerti; ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Lunezia, due Festivalbar, otto Vota la voce, otto Wind Music Awards e sei Telegatti.

Negli anni ’90, di pari passo al costante successo che lo ha accompagnato tra dischi, concerti ed esibizioni in tv, ha riscoperto il desiderio di completare gli studi e nel 2004 Baglioni ha conseguito la laurea in architettura presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Due anni dopo ha preso attivamente parte alle manifestazioni della XX Olimpiade Invernale di Torino 2006 in veste di tedoforo e componendo “Va’”, l’inno ufficiale della manifestazione. Peraltro Baglioni aveva già composto l’inno dei Mondiali di nuoto 1994, l’inno della Nazionale italiana di calcio 1998 e poi di nuovo realizzerà l’inno dei Mondiali di Nuoto 2009. È stato protagonista di due serie televisive cult, “Anima mia” (1997) e “L’ultimo Valzer” (1999), in compagnia di Fabio Fazio.

Della sua produzione più recente vanno ancora ricordati gli album “Gran concerto” (2009); “One world – Un solo mondo 2010” (2010); “Un piccolo Natale in più” (2012); “ConVoi” (2013); il live “Capitani coraggiosi” (2016), registrato durante l’omonimo tour con Gianni Morandi.

Nel 2015 ha pubblicato il libro “Inter nos”, in cui ha raccolto pensieri e riflessioni che in cinque anni ha scritto su Internet, mentre è del 2017 “Non smettere di trasmettere”, raccolta delle lettere scritte ai fans sulla sua pagina Facebook. Direttore artistico del Festival di Sanremo 2018 – riconfermato per il 2019 -, nello stesso anno ha pubblicato “Al centro. Con la musica che batte dentro”, raccolta della produzione musicale di cinquant’anni di carriera, cui ha fatto seguito l’album di inediti “In questa storia, che è la mia” (2020), uscito a sette anni di distanza dal precedente. Proprio il successo del primo dei suoi due Sanremo, punteggiato dai grandi successi di Baglioni eseguiti spesso in duetto con gli ospiti del festival, ha dimostrato ancora una volta quanto le sue canzoni siano popolari tra gli italiani di almeno tre generazioni.

(di Paolo Martini)

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