Caso camici: ricorso pm Milano, ‘Fontana ha fatto suoi interessi in pandemia’
Milano, 7 giu. (Adnkronos) – La sentenza con cui il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana è stato prosciolto dall’inchiesta ribattezzata ‘caso camici’ “è del tutto errata in fatto ed in diritto”. Lo sostengono il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli e i pm Paolo Filippini e Carlo Scalas nell’atto di appello presentato contro la decisione del gup Chiara Valori che lo scorso 13 maggio ha stabilito “il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste” per frode in pubbliche forniture per il governatore lombardo, per il cognato Andrea Dini proprietario della società Dama, per Pier Attilio Superti vicesegretario generale della Regione, per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, rispettivamente ex dg e dirigente di Aria, la centrale acquisti della Regione.
Al centro dell’indagine c’è l’affidamento da parte di Aria spa, di una fornitura, poi trasformata in donazione, da circa mezzo milione di euro di 75mila camici e altri dpi a Dama. Fornitura accordata durante il primo periodo della pandemia, quando era più difficile reperire dispositivi di protezione.
“L’istruttoria dibattimentale – si legge nel ricorso di 33 pagine che riguarda i 5 indagati – avrebbe dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, il fatto estremamente grave dell’inadempimento – accompagnato dalle componenti di frode descritte nell’imputazione – della pubblica fornitura di dispositivi di protezione individuale nel pieno della pandemia da Covid-19”. Le azioni contestate, per la pubblica accusa sono “funzionali alla tutela degli interessi personali del governatore Fontana e di quelli economici della Dama spa riferibile alla moglie e al cognato” e “hanno avuto l’esito di posporre l’interesse pubblico (alla completa e tempestiva esecuzione della fornitura) ad interessi privati convergenti degli imputati Fontana e Dini, con il concorso degli altri imputati, chiamati a dare esecuzione alle disposizioni del presidente della Regione Lombardia”.
