Calcio: dopo 15 anni Marcelo lascia il Real Madrid, ‘ma la mia storia non è ancora finita’
Madrid, 13 giu. – (Adnkronos) – Dopo quindici anni, Marcelo lascia il Real Madrid. Era il lontano gennaio del 2007 quando un giovane brasiliano arrivava dalla Fluminense al servizio di Fabio Capello, e piano piano scalava le gerarchie sulla corsia di sinistra del Real, per poi andare a vincere tutto negli anni, in campo e da protagonista. Cinque Champions League, sei campionati, tre supercoppe europee, cinque supercoppe di Spagna, due Coppe del Re, quattro Mondiali per club. Venticinque trofei in totale con la maglia dei blancos. Si scrive Marcelo, si legge calciatore del Real Madrid più titolato di sempre (battuto il record di Gento, fermo a ventitré): “Sono arrivato qui da bambino. Me ne vado come un uomo, con tanta allegria. Piango, sì, ma per le tante emozioni e per i tanti ricordi”, ha detto commosso nella conferenza stampa d’addio.
“È difficile lasciare la squadra della tua vita, dopo tanta gioia, sofferenza, dolore”, ha detto Marcelo, spiegando la sua normale commozione, mista a fierezza e orgoglio: “Ho fatto tutto quello che dovevo fare e sento di aver lasciato un’eredità ai giovani. Per me questo non ha prezzo. Esco da qui sapendo di non essere più quello che ha fatto un tunnel o che ha vinto la Champions, ma come una persona importante”.
Marcelo ha poi parlato del suo futuro e della sua nuova vita che inizierà dal 1 luglio: “La mia storia non è ancora finita. Oggi non finisce il mondo né finisce la mia vita solo perché me ne vado dal Real Madrid. La storia l’ho già fatta, è vero, ma credo di poter giocare ancora molto bene e voglio dimostrarlo. Farlo contro il Real? Non sarebbe un problema. Sono un professionista: me lo hanno insegnato qui”.
“Zidane? Non ci parlo con lui. Mi sta antipatico”, ha affermato Marcelo parlando del suo ex allenatore, prima di ridere: “Ci siete cascati anche stavolta”, e ha fatto ridere tutta la sala. Invece, per quanto riguarda il suo ultimo allenatore al Real, Carlo Ancelotti, ha avuto un aneddoto da raccontare del periodo in cui ha scoperto che non sarebbe stato confermato per la prossima stagione:
“Mi sono arrabbiato molto con lui, ma il giorno dopo ci davamo baci e abbracci. Quest’anno mi sono reso conto che per essere importante non c’è bisogno di giocare, ma fare la propria parte nello spogliatoio. È stato bello vedere i miei compagni vincere una coppa e sentirmi molto importante nonostante non stessi giocando”.
