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Bonus, paranoia M5S: critiche ai vertici sul modulo per la privacy

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Roma, 11 ago. (Adnkronos) – di Antonio Atte

“Non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato”. Titta Di Girolamo, il taciturno protagonista del film di Paolo Sorrentino ‘Le conseguenze dell’amore’, la pensava così a proposito dei rapporti umani. Ed è un pensiero probabilmente sposato da quei parlamentari 5 Stelle che in queste ore – come apprende l’Adnkronos – stanno manifestando tutto il loro disappunto per la richiesta del capo politico Vito Crimi di firmare l’autorizzazione per l’accesso ai dati Inps: operazione di trasparenza promossa dai vertici pentastellati con l’obiettivo di scovare il ‘furbetto’ o la ‘furbetta’ del bonus 600 euro che si anniderebbe nella truppa M5S a Montecitorio.

E mentre è partita la gara di selfie e dirette Facebook – da Luigi Di Maio a Stefano Buffagni – di esponenti grillini che annunciano fieri di aver rinunciato alla privacy con apposito modulo, nel Movimento non manca chi ha accolto con fastidio l’ordine di scuderia impartito da Crimi e comunicato via mail ai deputati dal capogruppo Davide Crippa, in un clima di paranoie e sospetti che ricorda ‘La cosa’ di John Carpenter, dove un gruppo di ricercatori in Antartide deve scoprire l’alieno dalle sembianze umane che si nasconde tra loro.

Se da una parte, su Twitter, Carlo Sibilia propone ai parlamentari di dichiarare “uno per uno chi, tra noi, non ha richiesto il bonus”, dall’altra, nel segreto delle chat interne – che si confermano lo sfogatoio perfetto in questi casi – viene criticato il metodo “invasivo” (o addirittura “inquisitorio”, secondo alcuni) adottato da Crimi. Ognuno risponde per sé, basta trattarci a pesci in faccia, sbotta per esempio Federica Dieni, membro del Copasir e della Commissione Affari costituzionali della Camera. “Ma non era meglio telefonarsi, invece di buttare tutti nello stesso calderone con questa caccia alle streghe?”. Il mood è più o meno questo.

Tra l’altro Dieni ha espresso anche pubblicamente, con un post su Facebook, le sue perplessità: “Mai generalizzare e creare casi mediatici basati su notizie fomentate per altri motivi… La politica – afferma la parlamentare calabrese – è una cosa importante che serve a fare buone cose se usata bene, alziamo il livello e parliamo di contenuti. Non facciamo odiare i politici per delegittimare le istituzioni”. A difendere la linea dei vertici è Paola Carinelli, compagna del capo politico Crimi: adesso per voi l’antipolitica è un problema – il senso delle parole della pentastellata – ma quando vi ha fatto eleggere non lo era…

Intanto il Movimento 5 Stelle prova a cavalcare mediaticamente il ‘bonus-gate’ puntando il dito contro la Lega, dopo le prime ammissioni di alcuni esponenti locali del Carroccio.

“Il partito di Salvini è sempre più coinvolto nello scandalo dei deputati e consiglieri regionali che hanno chiesto i 600 euro del bonus per le partite Iva. Al momento, tra chi ha approfittato del bonus Covid, vi è la certezza di due consiglieri regionali leghisti del Piemonte e di due colleghi del Veneto. E poi c’è Ubaldo Bocci, il super manager del Carroccio che nel 2019 ha dichiarato 270mila euro l’anno di redditi”, si legge in un post del M5S, che attacca: “Un fatto così grave non può passare senza conseguenze, per questo il Movimento 5 Stelle si batterà per far uscire i nomi degli esponenti coinvolti, oltre ad aver già fatto sapere che chiunque si sia macchiato di un gesto così ignobile può già considerarsi fuori dal MoVimento. Vediamo se gli altri partiti, Lega in primis, si muoveranno nella stessa direzione”.

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