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Attivista ad Ai Festival: “Internet oscurato in Iran da regime per impedire documentazione”

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(Adnkronos) – "La scuola educa a pensare in un solo modo, a costruire un nemico invisibile che “viene da fuori”, ma che in realtà è dentro ilsistema stesso. La maggior parte dei manifestanti ha meno di 35 anni. E stanno morendo" queste le parole di Pegah Moshir Pour, scrittrice e attivista per i diritti umani di origine iraniana intervenuta sul palco della Plenaria di AI Festival – Festival Internazionale sull’Intelligenza Artificiale in scena a Milano. Intervistata da Cosmano Lombardo, Founder e Ceo di Search On Media Group e ideatore di AI Festival, Pour afferma: "L'Iran in questo momento è nel buio totale e ancor peggio, nel silenzio globale. Internet è stato tolto dal regime proprio per non dare la possibilità di documentare e raccontare quello che sta accadendo. Hanno provato ad usare l'intelligenza artificiale creando delle fake news, ma siamo stati in grado di capire e segnalare immediatamente. L'intelligenza artificiale può essere usata persalvare e non per reprimere". Pour accende una luce sull’attuale situazione iraniana, attraversata da un’ondata di proteste e della violenta repressione governativa che sta causando migliaia di vittime, riportando le testimonianze di ragazzi arrestati, torturati, lasciati per giorni senza cibo né acqua, di madri che cercano i figli credendoli morti. "Non abbiamo capito la gravità di quello che sta accadendo in Iran: da oltre venti giorni 92 milioni di persone sono senza connessione,senza voce,senza possibilità di documentare." e prosegue: "Da 47 anni gli iraniani cercano di costruire un futuro diverso. Questa volta non si tratta disemplici rivolte: è una rivoluzione, iniziata il 28 dicembre e diffusa dalle grandi alle piccole città. Oltre il 90% della popolazione non vuole più questo regime" che Moshir definisce "non una repubblica, ma un regime fascista, misogino, razzista e sanguinario. Vivere oggi in Iran,soprattutto per una donna o per un giovane, significa nascere con un destino già scritto." Interrogata su cosa si possa fare, da qui, risponde: "Chi vive fuori dall’Iran ha una responsabilità ancora maggiore: chiedere responsabilità politica, prima ancora che solidarietà. Dobbiamo agire ora. Prima come esseri umani. Poi come cittadini" 
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