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Ambiente: A.Fontana, ‘aria irrespirabile? E’ problema morfologico in Pianura padana’

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Milano, 23 mag. (Adnkronos) – “Il problema non è lombardo, ma dell’intero bacino padano ed è fisico, geografico e morfologico. Questa è la verità, non che la Lombardia sia cialtrona e non faccia il suo dovere”. Così il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, in una intervista a Il Sole 24 Ore, spiega le ragioni del suo viaggio a Bruxelles, insieme ai governatori di Veneto e Piemonte e a un rappresentante dell’Emilia-Romagna, per sensibilizzare Commissione e Parlamento su costi e oneri insostenibili che la nuova direttiva Ue sulla qualità dell’aria comporterebbe per la Pianura padana.

La Lombardia, locomotiva del Paese, ha tre procedure di infrazione Ue in corso: “Abbiamo avuto due condanne Ue per infrazione e una procedura ancora pendente -spiega Fontana-; però, negli ultimi 15 anni, le concentrazioni di inquinanti si sono ridotte del 39% annuo per il Pm10, del 40 per il Pm2.5 e del 45 per il No2. Risultato, nel 2022 solo 2 stazioni su 35 in Lombardia hanno superato il limite annuo del Pm2, 5, 3 su 86 quello del No2 e nessuna da 5 anni quello del Pm10”. Certo, osserva, “oltre due terzi delle stazioni non riescono a rispettare, per il Pm10, la soglia massima dei 35 giorni di superamento concessi dalle norme Ue”. Tuttavia il 2023 è iniziato bene: “Finora niente sforamenti. E puntiamo a rispettare tutti i limiti entro il 2025, come previsto dal piano regionale Pria”.

Ciò detto, alla base della mobilitazione delle regioni del Nord contro la revisione della direttiva Ue vi sono due ragioni in particolare: “La criticità del bacino padano non dipende solo dalle emissioni atmosferiche, che in Lombardia in termini pro-capite sono tra le più basse d’Europa, ma dalle sue condizioni orografiche e climatiche che favoriscono accumulo e ristagno d’aria impedendo il rispetto dei limiti”. La seconda ragione è che “anche utilizzando le migliori tecnologie disponibili, veicoli a zero emissioni, impianti di riscaldamento ‘puliti’, gestione ottimale di allevamenti e reflui zootecnici, vista la struttura padana le nuove soglie proposte dalla direttiva Ue di fatto ci costringerebbero a ridurre del 75% numero di veicoli circolanti, attività industriali e impianti di riscaldamento e del 60% gli allevamenti. Un prezzo proibitivo”. L’obiettivo è dunque convincere Bruxelles della specificità padana: “Covid e lockdown, del resto, hanno fornito la riprova. Tutto era fermo. Ma l’inquinamento è calato meno del 3%, irrisorio. Perché se non arriva il vento, tutto ristagna”. E allora, rimarca Fontana, “nonostante l’Europa produca solo il 10% dell’inquinamento mondiale, siamo qui a massacrarci, ad annientarci su obiettivi a dir poco impervi. Con quali risultati? Certo -conclude- i target vanno raggiunti, ma con gradualità e razionalità e alla luce della loro sostenibilità socio-economica e ambientale”.