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Non più dita ma polsi

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Altro che impronte digitali, i futuri smartwatch della Apple potrebbero identificarci tramite la scansione dei nostri polsi

La Apple ha ottenuto tre nuovi brevetti per quanto riguarda i suoi dispositivi computerizzati da polso, Apple Watch, uno dei quali prevede la possibilità di osservare ed analizzare molto da vicino la pelle dei nostri polsi. Gli altri due sono molto meno interessanti, nel senso che si occupano di cose abbastanza semplici: un cinturino autoregolante e un cinturino che si illumina quando arriva una notifica.

Quello che raccontiamo in questo articolo e che risulta più controverso è il primo, poiché riguarda la possibilità di trasformare l’orologio in una specie di identificatore personale, come uno scanner di impronte digitali, tranne per il fatto che scansiona un’altra parte del corpo.

Come è noto, il fatto che sia stata rilasciato un brevetto non vuol dire che questa possibilità verrà davvero colta e che questa funzione verrà mai effettivamente incorporata in Apple Watch. Tuttavia, il brevetto descrive come l’orologio potrebbe acquisire un’immagine a infrarossi del polso di chi lo indossa, costruendo una mappa di caratteristiche come la trama della pelle, i peli del braccio e qualsiasi altro segno che potrebbe essere usato per verificare, in seguito, la sua identità.

Se un giorno il sistema dovesse entrare sul mercato, segnerebbe il primo sistema di sicurezza biometrico per lo smart watch di Apple: nei modelli attuali, infatti, manca la possibilità di usare l’impronta digitale per identificarsi e mancano gli scanner per il viso, già utilizzati in alcuni sistemi di sicurezza per telefoni cellulari e laptop. La scansione del viso, inoltre, è già stata utilizzata da una società di intelligenza artificiale londinese, la DataSparQ, per creare un “software per i bar”, che utilizza la tecnologia di riconoscimento facciale per garantire che i clienti vengano serviti nel reale ordine in cui si avvicinano al bancone.

 

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