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Le sofferenze dei genitori possono ricadere sui figli

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Un nuovo studio racconta che i genitori che hanno avuto una prima fase della vita complessa potrebbero incidere sul benessere dei propri figli

Quando un genitore ha subito abusi o altri traumi da bambino, sono più alte le possibilità che i suoi figli siano inclini a problemi comportamentali o umorali. Secondo un nuovo studio, infatti, i figli di genitori dalle infanzie complicate, hanno il doppio delle probabilità di avere un disturbo da deficit dell’attenzione o un disturbo di iperattività e quattro volte più probabilità di avere un altro qualsiasi disturbo della salute mentale.

E quindi le colpe dei padri ricadono sui figli e le colpe dei nonni ricadono sui nipoti: è così che l’impatto dei traumi infantili può estendersi attraverso le generazioni.

Ovviamente, questa è una cosa che a livello intuitivo ci diciamo spesso: il modo in cui siamo cresciuti, le nostre esperienze di vita, la maniera in cui ci hanno trattato le persone che abbiamo amato influenzano il modo in cui alleviamo i nostri figli. Ma l’approccio scientifico dello studio serve a scardinare meglio il concetto, che non è affatto quello di lanciare un’accusa ai genitori, sottintendendo che i loro figli sono destinati ad avere problemi. Piuttosto il punto è sapere quando i bambini sono più a rischio per poter prevenire, essere pronti e poi saper trattare.

I risultati dello studio si sono basati su interviste con genitori di oltre 2.500 bambini statunitensi. Complessivamente, il 20% ha dichiarato di aver avuto almeno quattro «esperienze negative» da bambino – abuso, negligenza, esposizione all’utilizzo di sostanze stupefacenti, abusi domestici, malattie mentali: tutto dentro casa – e i figli di questi genitori erano quelli che avevano le probabilità più elevate di subirne le conseguenze.

Lo studio, pubblicato sulla rivista «Pediatrics» non ha dimostrato un’associazione causa-effetto, ma ha riaperto una porta sulle dinamiche familiari che è bene che rimanga spalancata.

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