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impronte digitali

È possibile non avere impronte digitali?

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impronte digitali

Lo strano caso della famiglia Sarker

Seconda una storia raccontata da BBC, gli uomini della famiglia Sarker del distretto settentrionale di Rajshahi, in Bangladesh, condividono una mutazione genetica così rara che si pensa colpisca solo una piccola manciata di famiglie nel mondo: non hanno impronte digitali.

Com’è noto, i dermatoglifi – ovvero i turbinii di solchi sui nostri polpastrelli – sono i portatori di dati biometrici più raccolti al mondo, che ci identificano negli aeroporti così come sui nostri smartphone.

Il più giovane dei Sarker, il ventiduenne Apu, ha raccontato che quando, nel 2008, il Bangladesh ha introdotto le carte d’identità per tutti gli adulti e il database richiedeva un’identificazione personale, i dipendenti non sapevano come emettere una carta per suo padre che, alla fine, ha ricevuto un biglietto con la scritta “NO FINGERPRINT” stampata sopra.

Nel 2010, le impronte digitali sono diventate obbligatorie anche per i passaporti e per le patenti.

Dopo diversi tentativi, suo padre è riuscito a ottenere un passaporto grazie a un certificato medico, ma non ha mai avuto il coraggio di usarlo per timore dei problemi che potrebbe incontrare in aeroporto. Per la patente non c’è stato verso. Dopo il 2016, tutte le carte SIM dei loro telefoni sono state emesse a nome di sua madre.

Questa condizione di assenza di impronte digitali si chiama adermatoglifia ed è diventata molto nota per la prima volta nel 2007 quando Peter Itin, un dermatologo svizzero, è stato contattato da una donna del suo paese sulla ventina che stava avendo problemi ad entrare negli Stati Uniti.

Con le sue ricerche, il professore ha scoperto che questa malattia colpisce pochissime persone, tra rarissimi casi isolati e pochissime famiglie documentate, ma può colpire intere generazioni di una famiglia.

 

 

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