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Una «risoluzione» contro le plastiche in mare

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Oltre 200 nazioni si sono impegnate a porre fine ai rifiuti plastici oceanici

A Nairobi, in Kenia, sono stati più di 200 paesi a firmare la risoluzione delle Nazioni Unite per eliminare i rifiuti di plastica negli oceani del mondo. La risoluzione è un passo importante verso l’istituzione di un trattato giuridicamente vincolante che affronti il problema dell’inquinamento delle plastiche che affligge gli oceani del mondo.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), entro il 2050 peserà il più materiale plastico negli oceani del mondo rispetto ai pesci, se le tendenze attuali continueranno.
Sebbene l’inquinamento plastico sia un problema globale, è stata la Norvegia ad avviare la risoluzione ONU.
Il ministro dell’ambiente Helgesen ha detto che la spinta è venuta da diversi avvenimenti: per esempio, che hanno trovato delle microplastiche all’interno delle cozze, ma anche che un esemplare di una specie abbastanza rara di balene si è arenato su una spiaggia e non hanno potuto fare altro che ucciderlo, trovando nella sua pancia 30 sacchetti di plastica.

C’è da dire che anche la Cina, dal canto suo, per essendo il maggior produttore mondiale di rifiuti di plastica e il più grande emettitore di gas a effetto serra, sta facendo molto, assumendo addirittura il comando globale nell’affrontare queste crisi ambientali.
Purtroppo, la risoluzione – che originariamente intendeva avere obiettivi e scadenze legalmente vincolanti – è stata indebolita dagli Stati Uniti, visto che i funzionari dell’amministrazione Trump hanno rifiutato di seguire la linea più forte.

Ma nonostante l’attuale intransigenza americana e sebbene ci sia molto lavoro da fare prima che un trattato venga firmato, molte nazioni si stanno già muovendo per proteggere l’ambiente – per firmare la risoluzione, 39 paesi (tra cui Cile, Oman, Sri Lanka e Sud Africa) hanno preso nuovi impegni per ridurre l’inquinamento di plastica.

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ambiente, Oceano, onu, plastica, rifiuti

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