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No ai poligoni di tiro: pericolosi per l’ambiente

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La Sardegna si ribella ai poligoni di tiro: a Capo Frasca uno scandalo ambientale senza precedenti

 

 

No ai poligoni di tiro dei militari. A ribellarsi sono stati seimila uomini, donne e bambini di CapoFrasca (Sardegna), che non vogliono le servitù militari in Sardegna. La scintilla d’inizio della protesta è stata rappresentata da un incidente avvenuto il 4 settembre scorso, quando durante un’esercitazione, il fuoco di un tornado tedesco ha polverizzato ventisei ettari di territorio all’interno del poligono.

 

Oltre al territorio andato a fuoco, però, quello che non piace ai residenti sono anche i boati e le esplosioni che sono costretti a sentire anche i turisti (i poligoni di tiro sono a poche centinaia di metri dalle spiagge). Senza pensare, poi, alle bombe gigantesche, ai missili da 100 kg conficcati nel terreno: è uno scandalo ambientale senza precedenti.

 

‘Io credo – ha dichiarato dopo il sopralluogo nella base – che si possa iniziare a chiudere i poligoni, partendo proprio da Capo Frasca’, ha dichiarato il Presidente della Regione sarda Francesco Pigliaru.

 

‘Un decreto del Ministro all’Ambiente Galletti ha equiparato le aree militari alle aree industriali. In questo modo la soglia dell’inquinamento raggiunta attraverso proiettili, mortai, bombe e missili che sul terreno lasciano sostanze nocive si è automaticamente alzata. Con limiti di legge che ora potrebbero aumentare esponenzialmente. Spostando i termini per le bonifiche, che potrebbero non venire mai fatte. Sia nelle aree militari in uso, che in quelle in via di dismissione’, denuncia Fernando Codonesu, sindaco di Villaputzu, in passato consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito.

gc

 

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