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Bracconaggio: un fenomeno nascosto, ma non ai nostri occhi

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Esiste una caccia non regolamentata e non autorizzata che si chiama Bracconaggio: e’ una caccia senza regole, spietata, nascosta e silenziosa

La Lipu ha denunciato di recente una caccia sempre più senza regole: all’orizzonte la possibilità che si possa cominciare a farlo anche nei Parchi. E pensiamo che la caccia cosiddetta “autorizzata” promette a parole di difendere il territorio, di sorvegliarlo e tutelarlo. Trovando sparse sul terreno, un po’ ovunque, le cartucce esplose dai cacciatori, non si direbbe proprio. Ma non è la caccia regolamentata il punto: ce n’è una chiamata bracconaggio che non rispetta nessuna regola nei confronti di periodi, specie, o misure di animali “cacciabili”. Una caccia spietata, nascosta e silenziosa che aggrava ancora di più la situazione ambientale e faunistica nazionale. I bracconieri impiegano strumenti che infliggono agli animali sofferenze indescrivibili e complicano l’attività di vigilanza del Corpo Forestale dello Stato. Al controllo ordinario dei luoghi durante la stagione di caccia, si aggiunge infatti per i forestali l’esigenza di presenziare il territorio contro l’azione di individui senza scrupoli. Privi di qualsiasi permesso, i bracconieri utilizzano terribili strumenti per catturare prede di ogni genere e dimensione. Trappole, tagliole, reti sottili e invisibili sono fatali per gli animali terrestri ed i volatili.

E può accadere – come è successo domenica 30 settembre nelle campagne sabine tra Scandriglia e Poggio Moiano – che si possano incontrare sul proprio cammino animali feriti gravemente o moribondi. Un residente della zona  si è trovato di fronte un istrice. Osservandolo bene, si è accorto che la sua schiena, al di sotto delle prime cinque o sei file di aculei, era dilaniata da segni profondi e geometricamente allineati. I chiari segni di una trappola, di una tagliola.

La situazione ‘clinica’ del povero animale era disperata. Con le sue poche forze restanti, il povero istrice volta la schiena all’uomo, lo minaccia con i suoi aculei. L’ultimo tentativo di avvicinare l’animale fa rimediare al malcapitato un morso sugli scarponi. Una telefonata all’unità locale della Guardia Forestale si rivela vana, perché nessuno è in sede. L’uomo spiega la situazione al 1515 e ci riporta che l’operatrice dichiara con una certa dose di rassegnazione e tanto dispiacere per l’accaduto che sono sotto organico: non c’è una pattuglia che non sia impegnata fino alle 18,00 e – ironia della sorte – proprio in operazioni anti bracconaggio! La stessa voce segnala il nome di una località non molto vicina per un primo soccorso, ma è l’uomo a dover raccogliere l’animale e a portarlo lì. Ore di tentativi ma con un istrice ferito e intimorito c’è davvero poco da fare.

La probabile setticemia uccide l’istrice. L’uomo ha assistito impotente alla morte di un animale protetto, ucciso dai bracconieri. Probabilmente gli stessi sulle cui tracce lavora ogni giorno e incessantemente la Guardia Forestale.

(Vincenzo Nizza)

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