Ambiente: gli squali stanno perdendo l’olfatto?

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Secondo uno studio condotto all’interno del Woods Hole Oceanographic Institute nel Massachusetts, l’aumento di CO2 negli oceani sarebbe la causa principale della progressiva perdita di olfatto negli squali

Un preoccupante rischio ambientale rischia di minacciare una delle specie più temibili dei nostri mari: lo squalo. Secondo uno studio congiunto di ben 4 università americane ed australiane, (pubblicato recentemente sulla rivista Global Change Biology), gli squali rischierebbero la perdita del loro olfatto in seguito alla progressiva acidificazione degli oceani, a sua volta causata dal surriscaldamento globale e dall’aumento di CO2 in acqua.

La perdita di olfatto negli squali, ovviamente, metterebbe a repentaglio l’intera specie di predatori marini poiché si tratta di uno dei principali ‘recettori’ in grado di garantire la loro sopravvivenza durante la caccia delle prede. I ricercatori quindi, sono riusciti a dimostrare, valutando lo stato di salute di esemplari di ‘Mustelus Canis’( localizzati in aree con differenti concentrazioni di CO2), quanto l’acidificazione degli oceani sarebbe potenzialmente devastante a livello globale, soprattutto negli ecosistemi marini.

Lo studio, condotto all’interno del ‘Woods Hole Oceanographic Institute’ a Cape Cod in Massachusetts, ha analizzato in particolare 24 squali in vasche in cui sono stati pompati in mare dei livelli di CO2 pari a quelli previsti ‘normalmente’ tra circa 100 anni. Cercando poi di attirare gli squali immergendo dei calamari in acqua, si è poi constatata l’anomalia comportamentale dei predatori: gli animali, che in teoria avrebbero dovuto dirigersi verso l’odore di calamari pompato nell’acqua, hanno invece cambiato direzione, evitando di avvicinarsi alla preda.

Questo comportamento anomalo rivela quindi, secondo la ricerca, come l’eccessiva concentrazione di anidride carbonica disciolta negli oceani danneggi le funzioni sensoriali degli animali marini dotati di sistema nervoso come gli squali, interferendo con un recettore specifico chiamato ‘Gabaa’. Per maggiori informazioni è possibile fare riferimento a questo sito.

(ml)

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