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Shale gas: estrarlo dal sottosuolo inquina l’acqua potabile?

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Lo studio indipendente Water Well Complaint Investigation Report, dimostrerebbe il legame tra le tecniche di fatturazione idraulica per l’estrazione del gas di scisto e l’inquinamento delle falde acquifere

Estrarre shale gas (o gas di scisto) dal sottosuolo potrebbe avere legami diretti con l’inquinamento delle falde acquifere. Lo sostiene uno studio di due ricercatori indipendenti (dal titolo ‘Water Well Complaint Investigation Report’) che hanno condotto analisi con dati del governo texano sull’acqua domestica di un cittadino residente a Parker County, non lontano da una zona di ‘fratturazione idraulica’. Gli scienziati, in pratica, hanno rilevato dei livelli di metano pericolosamente alti, al punto tale da contaminare l’acqua stessa fuoriuscita da una formazione geologica contenente il gas di scisto.

Il gas di scisto, per chi non lo sapesse, è un tipo di gas derivato da argille (prodotto in giacimenti sotterranei non convenzionali) e ricavato ad una profondità di circa 2000 – 4000 metri, attraverso tecniche di perforazioni orizzontali e fratturazioni idrauliche del sottosuolo. E proprio queste tecniche, secondo gli scienziati, sarebbero la principale causa di contaminazione dell’acqua potabile sotterranea in prossimità degli impianti di ‘fracking’.

Secondo gli ambientalisti, la ricerca mette in luce la cattiva abitudine dei decisori a difendere gli interessi delle aziende energetiche piuttosto che quelli dei cittadini. Questi ultimi, infatti, non avrebbero possibilità di appellarsi alla legge contro la minaccia che grava sulla loro salute. Sulla critica diretta a questo processo di estrazione di gas naturale, ci sono stati inoltre diversi casi di denuncia sia in Canada, che in diversi Stati americani. Per maggiori informazioni è comunque possibile scaricare lo studio ‘Water Well Complaint Investigation Report’ da questo sito.

(ml)

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acqua, gas, inquinamento, sottosuolo, studio

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