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La plastica che soffoca l’Antartide

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Uno studio rivela che la presenza di plastica in Antartide è cinque volte peggiore del previsto

Si conosce l’inquinamento di plastica nel Pacifico e anche nel Mar Glaciale Artico, ma perfino gli scienziati si sono sorpresi quando uno studio internazionale ha mostrato come è la situazione in Antartide. Si pensava che l’Oceano Antartico fosse relativamente al sicuro da quel particolare tipo di inquinamento, fino a che le ricerche della University of Hull, della Universidad Científica del Sur e della British Antarctic Survey non hanno mostrato il contrario. I ricercatori hanno scoperto che i livelli di microplastiche nella zona sono molto più grandi del previsto. Molto di più: praticamente cinque volte quello che si immaginava.

Le microplastiche sono particelle minuscole, di meno di cinque millimetri di diametro, che si trovano all’interno di articoli per la cura personale come dentifricio e shampoo, ma che possono provenire anche da fibre di abbigliamento o da pezzi di plastica più grandi che il mare spezzetta.
In pratica, i ricercatori hanno scoperto che la plastica intorno al continente antartico e nell’Oceano del Sud è di circa 22 milioni di chilometri quadrati come dimensione. Siccome l’origine della plastica è fuori da quella zona, quello che gli scienziati pensano è che spossa essere stata portata lì dalla corrente circumpolare antartica, una cosa che pensavano impossibile.

Come hanno spiegato gli autori dello studio, l’ecosistema dell’Antartide è molto fragile, è popolato da krill che potrebbero mangiare le microplastiche e che potrebbero essere a loro volta mangiati da mammiferi marini più grandi. La zona dovrebbe essere isolata e monitorata in questo senso, come è stato fatto per la plastiche più grandi negli ultimi 30 anni – anche perché gli effetti delle microplastiche sugli animali marini nell’Oceano Antartico non sono ancora noti.

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Redazione Ecoseven

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